| 13 Novembre 2009 | | | L'UFFICIO POLITICO NEGATO E UNA ROSA CHE NON SI RECINGE | | | Cari amici del blog,
ho letto il post sul blog di Savino Pezzotta che alcuni di voi anche su questo spazio mi hanno segnalato e la prima cosa che mi viene da dire, evitando qualsiasi sterile polemica, è che mi spiace che Pezzotta continui a sollevare questioni di carattere personale, quando da parte mia, come è mio costume, ho sollevato esclusivamente chiare questioni politiche.
Da giorni, e questo blog ne è testimone per tabulas visto che il post precedente a quello contenente l’intervista al Corriere della Sera che ha sancito la mia uscita dal gruppo dell’Unione di Centro, risale ad otto giorni prima, avevo chiesto di convocare l’ufficio politico della Rosa Bianca.
Ora, al di là delle questioni personali sollevate da Pezzotta, che lo stesso Pezzotta sostenga che serve “un periodo di riflessione e di decantazione prima di convocare l’Ufficio politico della Rosa” rappresenta un passo in avanti rispetto a quanto da lui dichiarato lo scorso 9 novembre all’Adnkronos - “Non convoco nessun organismo” - ma, ritengo, che si tratti di un passo largamente insufficiente.
Peraltro avrei potuto stimolare l’autoconvocazione dell’ufficio politico – per statuto basta la richiesta di pochi membri per rendere obbligatoria la convocazione dell’ufficio politico da parte del presidente – ma in ogni caso mi spiace che venga negata la discussione agli amici della Rosa.
Proprio rimanendo sul piano politico mi pare che la pronta accelerazione impressa da Rutelli avrebbe comunque richiesto un dibattito interno ed una risposta, anche perché già da alcune settimane diverse persone di qualità vicine a noi, tra cui è importante sottolineare alcuni componenti di primo piano proprio dell’ufficio politico della Rosa Bianca come Elvio Ubaldi e Battista Bonfanti, avevano sottoscritto il documento di Dellai che anticipava quanto poi è avvenuto.
Forse non era già questo un elemento sufficiente per avviare un pacato confronto al nostro interno?
La Rosa Bianca non è mai stata né può essere né mia, né di Pezzotta, né di nessun altro. La Rosa Bianca è un’idea, un progetto politico intorno al quale si sono raccolte e ritrovate persone anche molto diverse fra loro che hanno cercato di portarle avanti e realizzarle.
Le idee non si recingono, nemmeno quando si nega il confronto. Per cui, ribadisco senza alcuna polemica, a questo punto saranno i fatti a dire se c’è più Rosa Bianca in Alleanza per l’Italia o nel processo che da un anno e mezzo dovrebbe portare l’Udc-Unione di Centro-Costituente di Centro a diventare un nuovo partito. E saranno le scelte delle singole persone, per fortuna ancora libere come le idee, a stabilire se basti la Costituente di Centro a convincere l’Udc a diventare un nuovo partito, o se invece non sarà più utile per giungere a questo risultato l’inevitabile pressione creata dalla nascita di un movimento esterno ed autonomo come Alleanza per l’Italia; o se ancora l’Udc si dimostrerà indisponibile a compiere quel passo e quindi sia necessario comunque puntare sulla nuova Alleanza.
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 1:23
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| 09 Novembre 2009 | | | Lascio l'Udc e mi dimetto da vicepresidente della Commissione Bilancio. Casini si è riavvicinato a Berlusconi e io non ho nulla a che fare con Arcore. Penso a un centro distante e alternativo al populismo del Cavaliere e della Lega. Ineccepibile la scelta di Rutelli | | | Cari amici del blog,
un grazie sincero per la partecipazione appassionata di questi giorni rivolto sia a quelli che hanno scritto, ma anche a quelli che sono rimasti in silenzio perché preoccupati o incerti. D’altro canto la situazione è oggettivamente complessa. Ho compreso le ragioni di tutti. I miei orientamenti sono espressi nell’intervista al Corriere della Sera che riporto di seguito integralmente. Essi impegnano solo me, ma mi auguro possano essere da voi interpretati correttamente, e che quindi molti di voi possano essere partecipi e protagonisti della nuova fase che si apre. Se l’intervista fosse insufficiente il dibattito aperto tra di noi su questo spazio si incaricherà comunque di completarla.
Con amicizia
INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA DEL 9 NOVEMBRE 2009
Il vicepresidente della Commissione Bilancio: chiederò l’iscrizione al gruppo misto, penso a un centro distante e alternativo al populismo di Cavaliere e Lega
INECCEPIBILE LA SCELTA DI RUTELLI. CASINI ADDIO
Tabacci: il leader Udc si è riavvicinato a Berlusconi, io non ho nulla a che fare con Arcore
"Casini addio. Bruno Tabacci ha passato la domenica a casa del figlio, a Milano, a scrivere le lettere di dimissioni dall'Udc e dalla vicepresidenza della commissione Bilancio.
Per il momento va nel gruppo misto, in attesa di costruire il nuovo grande partito di centro. 'C'e' stata un'accelerazione, di fronte a cui non si puo' restare indifferenti. Non ho alcun intento polemico verso Casini: credo che il suo riavvicinamento a Berlusconi sia tattico, non strategico; ma ovviamente non e' questa la mia posizione. Non penso che tra Berlusconi e Casini sia stata sanata la rottura del febbraio 2008. Allora ero candidato alla presidenza del Consiglio per la Rosa Bianca, e rinunciai, senza porre condizioni. Ora le cose sono cambiate. Invece di tergiversare, in questi mesi Casini avrebbe dovuto accelerare la costruzione di un nuovo partito, superando l'Udc e gli sforzi sia pure apprezzabili per la costituente di centro. Mi auguro che con Pier Ferdinando ci si possa ritrovare piu' avanti; prima o poi, pure lui dovra' ricollocarsi al centro nell'orizzonte di un partito comune; anche perche' immagino che ad Arcore non cavera' un ragno dal buco. Io comunque con Arcore e dintorni non intendo ave¬re nulla a che fare'.
Il centro che verra', dice Tabacci, dovra' essere 'distante e alternativo al populi¬smo di Berlusconi e della Lega, anche se certo non agli elettori di quello schieramento mediaticamente ancora irretiti'. E dovra' essere 'un'alleanza dinamica, aperta al dialogo tra laici e cattolici, distinta ma attenta all'evoluzione della sinistra politica e del Pd'. Tabacci guarda ovviamente a Rutelli e agli scontenti del Pd: 'La definitiva collocazione del Partito democratico di Bersani nell'alveo del socialismo europeo e' coerente con l'evoluzione del filone postcomunista italiano, molto meno per gli altri che non possono cancellare la loro storia. In questo senso l'iniziativa di Rutelli e' motivata e ineccepibile. Bersani fa il suo mestiere, ma noi dobbiamo fare il nostro'. Che succede domani? 'Ho chiesto a Pezzotta da giorni di riunire gli amici della Rosa Bianca per condividere questi passaggi. Chiedero' l'iscrizione al gruppo misto, incrociando alcuni colleghi che sono gia' la': penso a Giulietti che arriva dall'Italia dei valori e alle rappresentanze regionali come quelle di Raffaele Lombardo ú un'altra forza in movimento almeno in Sicilia ú con cui ho dialogato al momento delle incursioni leghiste sui fondi Fas.
Sono certo che molti arriveranno: Calearo, Pisicchio, Lanzillotta, Vernetti; e parecchi altri. Io comunque parlo per me. A giorni si vedra' lo spazio per un'iniziativa politica e parlamentare adeguata, con Rutelli e Dellai, la cui traccia potrebbe essere il Manifesto per il cambiamento e il buongoverno sottoscritto nei giorni scorsi'.
Tabacci e' convinto che il Paese stia vivendo un'ora decisiva, esposto all'offensiva finale del berlusconismo. 'Non e' il momento di tatticismi. Bisogna buttare il cuore oltre l'ostacolo. La commistione incessante tra pubblico e privato, l'esaltazione dei conflitti di interesse, una pratica di governo in cui il fare confuso soppianta la bussola dell'ideale, hanno ridotto ai mini¬mi termini lo spirito etico della politica italiana.
E ora si vorrebbe imporre un assetto presidenziale senza contrappesi, sul modello della Russia di Putin, e stravolgere l'equilibrio dei poteri, ponendo il legislativo e il giudiziario in capo al governo. Cosi' non si da' il potere al popolo; cosi' lo si spoglia, lasciandolo indifeso. Preferisco di gran lunga un modello parlamentare certo piu' sobrio di quello attuale, che rappresenti le articola¬zioni della nostra societa'. La mia opposizione sara' intransigente. Oggi Berlusconi ricat¬ta sulla giustizia; poi verra' il resto'.
Alla riforma della giustizia del Pdl Tabacci proprio non crede. 'Io ho provato sulla mia pelle gli eccessi della magistratura. Mi sono assunto le mie responsabilita', pure quelle che non avevo. Sono rimasto fuori dalla politica per sette anni, dal 1994 al 2001. Ma non voglio certo essere 'vendicato' da Berlusconi, ne' gli riconosco alcun titolo a farlo. Ricordo bene quegli anni. Ricordo le monetine dei comunisti, le manette dei fascisti, il cappio dei leghisti. Ricordo il ruolo di Violante con le Procure e della Finocchiaro nella Commissione per le autorizzazioni a procedere. Ma ricordo anche le tv di Berlusconi, con Emilio Fede che promuoveva il giovane Brosio a leader del marciapiede d’oro, in attesa davanti al Palazzo di Giustizia dell’ultimo avviso di garanzia. E ricordo che il primo atto di Berlusconi in politica fu di offrire l’Interno a Di Pietro e la Giustizia a Davigo. Appoggerei e avrei appoggiato in tutti questi anni una riforma della giustizia che toccasse i cuori e gli interessi dei cittadini: si puo' arrivare alla divisione delle carriere, si devono accelerare i processi; ma per rispondere a chi ha sete di giustizia, non per rincorrere i processi di Berlusconi'.
Si candidera' alla Regione Lombardia? 'Non ho certo fatto una mossa per suggeri¬re una mia candidatura, che vedo molto lontana dalla mie condizioni esistenziali ú risponde Tabacci ú. Il presidente della Lombardia l'ho fatto piu' di vent'anni fa. Uno dei motivi della mia critica all'Udc e' il sostegno a Formigoni, alla logica di potere di Cl in connessione con la Lega. Dico no al quarto mandato, all'Impero' di Formigoni, che ci ha dato i disastri di Malpensa e dell'Expo; e pure sulla sanita' ci saranno molte cose da dire. Non ho mire personali. Voglio contribuire a lanciare un appello esemplare e credibile alla coscienza civile del popolo. Siamo nel mezzo di una crisi economica strutturale: se ne esce con riforme profonde, con un nuovo patto fiscale che saldi il rilancio economico alla redistribuzione di una ricchezza che non puo' restare cosi' sommersa. Non si puo' andare avanti con il 28% dell'economia in nero. Non servono i tagli lineari di Tremonti, che trattano alla stessa maniera cose diverse; serve un'incisione rigorosa sulla qualita' della spesa pubblica. Sono molto preoccupato per il Paese. Ma sono convinto che il mio stato d'animo non sia isolato. Per questo e' necessario testimoniarlo".
Aldo Cazzullo
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 0:12
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| 01 Novembre 2009 | | | UN MOMENTO DIFFICILE IN CUI C’E’ BISOGNO DELLE RIFLESSIONI DI TUTTI PER TROVARE LA VIA MIGLIORE PER COSTRUIRE LA NUOVA AREA CENTRALE | | | Cari amici del blog e della rete,
come nei difficili passaggi del gennaio 2008 della costituzione della Rosa Bianca (o Rosa per l’Italia) e dell’incontro di Montecatini che ha determinato qualche notte insonne, mi rivolgo a voi per trarre spunti, ricevere stimoli e sollecitazioni. Siamo in una strettoia politica molto complessa. L’esigenza di costruire “una nuova offerta politica” appare in tutta la sua evidente drammaticità, di fronte alla asprezza della crisi che mette a dura prova lo spirito di sacrificio degli italiani e la tenuta sociale del Paese. Il Pd ha fatto il suo congresso che si è concluso con l’elezione di Bersani. L’avevo previsto e ne sono contento. Il suo Pd coprirà un’ampia area nella sinistra tradizionale dello schieramento politico. Ma resta sempre più scoperta l’area centrale dove c’è una crescente opinione insoddisfatta e un potenziale di consensi piuttosto vasto. Senza quell’area non si costruisce l’alternativa a Berlusconi e al berlusconismo. L’uscita di Rutelli accelera il tempo di una risposta adeguata. Con Dellai si sono sintonizzati molti amici che avevano creduto nella Rosa Bianca. La Costituente di Centro cammina a fatica per le tante difficoltà che vengono talvolta in maniera strumentale sollevate da alcuni dirigenti periferici dell’Udc. Come nel caso della Lombardia. Non so se siamo in condizione di aspettare il passaggio delle elezioni regionali. Forse è necessario fare qualcosa prima per intercettare un’area di delusi e per richiamare tanti scontenti, che sono rimasti alla finestra, all’impegno politico pieno e consapevole. Mi affido anche alla vostra sensibilità. Ho chiesto a Pezzotta di convocare l’ufficio politico della Rosa per l’italia per assumere formalmente delle decisioni impegnative. Chiedo a voi uno sforzo di partecipazione ad un dibattito che attraversa tutto il Paese e che non può essere liquidato con superficialità o con interpretazioni personalistiche.
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 13:14
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| 24 Ottobre 2009 | | | Marrazzo ha fatto bene ad autosospendersi, ma per nessun uomo politico esiste la privacy. Ma se gli italiani non riescono più a indignarsi sarà dura uscire da questa crisi morale, civile e politica | | | Poche ore fa sono intervenuto a Stresa nell'ambito della due giorni politica organizzata dall'on. Vietti. Si è parlato anche naturalmente della questione morale partendo dall'ultimo caso del Governatore del Lazio Marrazzo. Ai giornalisti che mi hanno posto qualche questione in materia ho risposto con le parole che l'Ansa riporta correttamente. Di seguito dunque le riprendo. Credo davvero che stiamo finendo in un abisso morale perché stiamo scardinando - o quel che è peggio ormai sono stati scardinati - tutti i principi alla base di una società civile sana. Gli italiani, se non tutti gran parte di loro, e la televisione hanno una gravissima responsabilità in questo. Il risultato è un Paese, con la politica che lo rappresenta più che rappresentare un'eccezione nel Paese, ormai profondamente malato. Come ho detto al giornalista dell'Ansa, le conseguenze di questo inabissamento saranno dolorose per tutti. Anche se mi auguro che prima o poi arrivi il momento di un soprassalto di dignità da parte della maggioranza degli italiani. Ecco comunque il mio pensiero su quanto sta accadendo:
(ANSA) - STRESA (VERBANIA), 24 OTT - Per Bruno Tabacci, deputato dell'Udc, 'l'autosospensione di Piero Marrazzo dalla presidenza della Regione Lazio e' una scelta giusta'.
'La privacy degli uomini politici non esiste - ha aggiunto Tabacci - e questo vale anche per il caso Berlusconi. Non voglio fare il moralista, ma dico solo che una volta bastava un avviso di garanzia perche' un uomo politico venisse messo alla gogna. Adesso cosa deve accadere...?'.
'Sono andati avanti per mesi, durante tutta l'estate, a cercare di retrocedere i fatti di Berlusconi a cose private, ma non e' cosi'. Qui siamo all'Abc del rapporto tra cittadini e potere, dell'etica pubblica. Il fatto che queste cose facciano scalpore dimostra quanto il nostro Paese sia caduto in basso.
Quando gli italiani si accorgeranno che alla fine pagano loro, forse sara' troppo tardi'.(ANSA).
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 19:25
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| 09 Ottobre 2009 | | | La Consulta ha ricordato che viviamo in una repubblica parlamentare. Ed è ora che venga smentito con chiarezza che il premier viene scelto direttamente dagli elettori: anche questo è incostituzionale | | | Cari amici del blog,
la sentenza della Corte Costituzionale che ha decretato l’incostituzionalità del Lodo Alfano è stata accolta purtroppo (ma non era difficile prevederlo) dal presidente del Consiglio e dalla sua maggioranza come un atto contro la volontà popolare. Si tratta dell’ennesimo avvitamento di un populismo sempre più sudamericano, come da tempo avevo previsto. Ieri sera nel corso della trasmissione Otto e Mezzo ho incrociato il ministro Fitto che, come avranno sentito gli ascoltatori che hanno avuto modo di assistere al programma, ha apertamente tentato di sostenere che la nostra è una Repubblica presidenziale, con il presidente del Consiglio direttamente eletto dal popolo. E’ questa la nuova linea su cui intende assestarsi Berlusconi con i suoi fedelissimi. Una linea sempre più pericolosa per la tenuta delle istituzioni purtroppo, come dimostra lo scontro avviato dal Cavaliere con il presidente della Repubblica, apertamente attaccato per non aver interferito sulla Corte Costituzionale secondo i desiderata dello stesso Berlusconi. Le falsità che si celano dietro una simile convinzione e che il premier e i suoi fedelissimi intendono inculcare ora attraverso il solito coro mediatico sono evidenti: visto che la democrazia parlamentare ha segnato un punto a suo favore attraverso il funzionamento di uno dei suoi strumenti di garanzia, come la Corte Costituzionale appunto; visto che la Costituzione ha rappresentato un argine per la tenuta democratica (gli articoli 3 e 138 richiamati dalla Consulta sono strumenti di garanzia senza il cui rispetto la democrazia viene meno: in nessuno stato democratico l’uguaglianza dei cittadini può essere negata e in nessuno stato democratico le costituzioni possono essere cambiate come fossero vestiti da accorciare o stringere su misura del potente di turno); per Berlusconi e i suoi l’argomento principe ora è che la Costituzione scritta dai nostri Padri Costituenti di fatto è superata e conta la Costituzione materiale, quella che ha ridisegnato lui con i suoi comportamenti negli ultimi 15 anni. Una Costituzione inesistente, in cui il premier viene eletto direttamente dal popolo e in cui non esistono contrappesi, in cui nessuno può permettersi di avanzare critiche all’eletto, nemmeno la magistratura perché l’investimento popolare lo rende ingiudicabile per il passato e per il futuro. Per questo ieri sera il ministro Fitto, reduce da un vertice con Berlusconi e gli altri maggiorenti del Pdl, ha sostenuto come se niente fosse che in Italia vige il presidenzialismo, ricordando che gli elettori scelgono direttamente il premier, grazie all’indicazione dei nomi dei candidati dei singoli partiti sulla scheda.
Non è così. Siamo ancora in una repubblica parlamentare, basta leggere la nostra Costituzione. Se si vuole cambiarla passando al presidenzialismo occorre seguire la procedura di modifica della Costituzione prevista dalla stessa Carta. Berlusconi e i suoi naturalmente non vogliono seguire questa strada: intanto perché non sono affatto certi che il popolo a cui tanto si appellano accoglierebbe il referendum confermativo. Ma soprattutto perché se fossero costretti a riscrivere la Costituzione secondo uno schema presidenziale vedrebbero scoperto il loro gioco che non tollera alcun contrappeso istituzionale. Contrappesi che in tutte le democrazie presidenziali degne di tal nome, a partire dagli Stati Uniti, sono presenti e assai consistenti proprio per controbilanciare il potere del presidente.
Ecco perché a fronte della nuova offensiva berlusconiana occorre porre un argine, come ha fatto e non poteva fare diversamente la Corte Costituzionale, ricordando che la nostra è una Repubblica parlamentare e non altro. Ecco perché penso che sia giunto il momento di fare chiarezza su una normativa come quella delle legge elettorale vigente che prevede la necessità di indicare il leader del partito al momento della presentazione delle liste e non altro. Ma se il fumus sollevato dalla maggioranza intorno a questa norma è in grado di creare tanta confusione istituzionale, fino a sostenere che la persona indicata è il candidato premier, allora forse è che il caso che venga chiarita meglio la norma, dandone un’interpretazione in linea con la Costituzione, oppure la si modifichi rendendola ancora più comprensibile. I governi in Italia traggono la loro fiducia dal Parlamento, l’unico organismo eletto dal popolo ed i presidenti del Consiglio sono incaricati dal Presidente della Repubblica che previamente valuta le circostanze. Il tentativo di Berlusconi di svilire il Parlamento e sostituirlo con se stesso è in fase avanzata. Ma credo ancora che possa e debba essere fermato. E a questo continuerò a dedicarmi. Nel frattempo il premier farebbe bene a dedicarsi finalmente a governare il Paese. Accettando magari di essere giudicato nei processi come ho fatto io e come ha fatto un’intera classe dirigente democristiana, anziché riprendere ad arrovellarsi insieme ai suoi avvocati onorevoli per scovare l’ennesimo marchingegno per scappare dai processi.
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 13:26
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| 16 Settembre 2009 | | | A Chianciano un'avanguardia. Ora ognuno di noi deve fare la propria parte per svegliare il Paese | | | Cari amici del blog,
ringrazio intanto tutti coloro che hanno partecipato alla tre giorni di Chianciano. Sono felice di avervi incontrati e credo che la soddisfazione per l’andamento dei lavori sia reciproca. Ma mi auguro anche che chi non ha potuto partecipare possa farlo in occasione dei prossimi appuntamenti così da poterci ritrovare e commentare insieme il lungo cammino che ci siamo messi alle spalle.
Molto è stato già riportato su questo stesso blog degli interventi e delle decisioni salienti degli Stati Generali grazie a diversi di voi che erano presenti e che con puntualità si sono fatti portavoce dell’evento anche per gli altri, così come alcuni concetti fondamentali sono riusciti a bucare anche la cortina di un’informazione purtroppo sempre più opaca e preoccupante nel Paese, per cui non credo sarà necessario riprendere ogni singola questione.
Peraltro attraverso il collegamento al sito di Radio Radicale presente sul mio sito avete la possibilità di ascoltare integralmente il mio intervento di venerdì.
Al di là di tutto, devo dire che l’aspetto più positivo di questa tre giorni è che praticamente tutti coloro che hanno avuto modo di partecipare si sono resi conto che il percorso indicato in primo luogo proprio da noi, prima attraverso l’intuizione della Rosa Bianca, poi attraverso le nostre elaborazioni anche su questo spazio di confronto, rappresenta ormai pienamente un patrimonio accettato e condiviso da gran parte degli uomini e delle donne dell’Unione di Centro.
Esistono ancora sacche di resistenza in periferia tra alcuni dirigenti dell’Udc legati ormai a posizioni di potere residuali e del tutto personali, ma come ho avuto modo di segnalare nel mio intervento di venerdì e come ha poi sottolineato anche Casini nel suo discorso conclusivo, si tratta di posizioni destinate a lasciare una traccia sempre più invisibile dal momento che tra le prospettive del nuovo partito che si va costruendo e qualche poltrona, o qualche “motocicletta blu” come le ho chiamate a Chianciano, non c’è dubbio che saremo chiamati a scegliere le prime a discapito delle seconde.
Credo che finalmente dopo anni di “tumultuoso” immobilismo, il quadro politico italiano si sia messo in movimento e credo che la presenza e le parole di uomini della politica come Francesco Rutelli o dell’associazionismo come Andrea Riccardi agli Stati Generali, dimostrino che l’evoluzione degli eventi avviata da noi e dall’Unione di Centro, inizi a contagiare anche altre realtà moderate nel Paese sempre più sconcertate da quanto sta accadendo a destra come a sinistra.
Il cammino non sarà facile né breve, anche perché alla nostra crescita faranno sempre più da contraltare le contorsioni dell’attuale sistema politico e del suo principale protagonista avviato sul viale del tramonto, ma credo anche che abbiamo una straordinaria occasione per giungere al traguardo che ci siamo prefissato: dare all’Italia finalmente un volto maturo e responsabile, modernizzandola e rimettendola sui binari giusti per competere di nuovo con gli altri Paesi avanzati del mondo. Un’Italia di cui tornare ad essere orgogliosi e non di cui vergognarsi. Uno Stato soprattutto che dopo aver elogiato e favorito i furbi troppo a lungo, riparta da chi merita di più e metta in condizione chi è più indietro di recuperare il terreno perduto.
Il nostro compito da qui al traguardo non è affatto esaurito. Dobbiamo continuare a vigilare da un lato che non si devii o non si prendano scorciatoie, ma dall’altro soprattutto ad essere l’elemento trainante di questo processo. E’ quanto cercherò di fare, secondo le mie possibilità, nel Parlamento e in tutti gli spazi pubblici di espressione in cui sarò invitato, ma è anche quanto credo possiamo e possiate fare attraverso questo blog e attraverso la rete, non solo informatica, delle persone che incrociamo quotidianamente. Noi ci siamo svegliati ed abbiamo alzato la testa. Ma siamo un’avanguardia. Gran parte del Paese ancora non l’ha fatto. Sta a noi e al nuovo partito che abbiamo in mente di costruire aiutarlo a riuscirci.
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 17:26
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| 10 Settembre 2009 | | | Gli Stati Generali di Chianciano per costruire il Centro che dovrà archiviare l'assurdo bipolarismo all'italiana. VENERDI' 11 NEL POMERIGGIO E NON SABATO 12 L'INTERVENTO DI TABACCI | | | Cari amici del blog,
come sapete in questi giorni ho ripreso in pieno l’attività politica partecipando ad una serie di incontri e dibattiti di fine estate da Cortina a Courmayeur, da Genova a Reggio Emilia che sono serviti a gettare le basi del lavoro dei prossimi mesi e ad osservare più da vicino le intenzioni degli altri partiti politici.
Per il Centro però, e per tutti noi dunque, l’appuntamento più rilevante saranno gli Stati Generali di Chianciano che si apriranno domattina intorno alle 11 con la relazione del segretario Cesa e si chiuderanno domenica in tarda mattinata con l’intervento di Casini. Sarò presente anche io dall’inizio dei lavori e farò il mio intervento nella tarda mattinata di sabato (V. NOTA A CURA DELLO STAFF PIU' SOTTO).
I temi centrali dei tre giorni di Chianciano saranno le nostre proposte di risposta alla crisi economica e sociale che sta attraversando il Paese, la fase discendente della leadership di Berlusconi – una fase discendente che purtroppo non sarà né breve né indolore -, le elezioni regionali del marzo 2010 e soprattutto la realizzazione del “progetto esecutivo” per la costruzione di un soggetto politico equilibratore di centro che sia in grado di mettere in crisi definitiva questo bipolarismo inutilmente muscolare e incapace di produrre risposte adeguate per il nostro sistema democratico.
Si tratta di temi su cui dovremo essere presenti. Dovremo farlo con grande precisione, sapendo con una punta di orgoglio che il contributo che abbiamo dato in questi mesi è risultato certamente decisivo a creare le premesse per una possibile svolta che ora però è il momento di realizzare.
Conto dunque come sempre sul vostro impegno e sulla vostra partecipazione e mi auguro di vedervi a Chianciano, se potrete esserci.
ERRATA CORRIGE A CURA DELLO STAFF: A CAUSA DI UNA VARIAZIONE DEL PROGRAMMA DEI LAVORI DEGLI STATI GENERALI DI CHIANCIANO TABACCI EFFETTUERA' IL SUO INTERVENTO VENERDI' 11 SETTEMBRE NELLA SECONDA META' DEL POMERIGGIO ANZICHE' SABATO 12 IN MATTINATA
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 13:23
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| 04 Agosto 2009 | | | AUGURO A TUTTI UNA SERENA ESTATE E INVITO A PREOCCUPARSI MENO DEI FATTI ORGANIZZATIVI. LA LINEA POLITICA CONTA DI PIÙ E PRESTO O TARDI INFLUENZA SEMPRE L’ORGANIZZAZIONE | | | Cari amici del blog,
innanzitutto auguri di buone vacanze per chi andrà in ferie e comunque vorrei salutare ognuno di voi e ringraziarvi per il contributo appassionato che avete offerto finora per animare il nostro spazio libero.
Ci rivedremo sicuramente a Chianciano l’11, il 12 ed il 13 settembre.
Ho notato negli ultimi post un certo tornare indietro, una preoccupazione costante sui fatti organizzativi, anche con riferimento alle decisioni assunte dall’UDC con riguardo alla nomina del responsabile romano dell’Unione di Centro. Francamente non capisco: prima ci si lamenta che l’UDC non si apre; poi quando lo fa ci si lamenta perché l’ha fatto. Francesco Carducci è anche mio amico, come lo è di Rutelli. E’ stato a Montecatini all’atto fondativo della Rosa Bianca come molti di voi. E allora?
Comunque continuerò a seguire marginalmente i fatti organizzativi. Forse sbaglio, ma ritengo in questa fase di grande sbandamento, che sia necessario seguire le questioni politiche, la linea di marcia, l’orientamento complessivo.
Se Casini si muove come io avrei desiderato facesse, non mi posso poi lamentare che lui l’abbia fatto.
E credo comprendiate che dico questo con la schiettezza, la sincerità, l’amicizia e con il distacco che si rende necessario rispetto alle cose della politica.
Nei miei ultimi post ho scritto tutte le mie intenzioni, anche le più recondite. Non pretendo di avere ragione, ma così vedo la politica. E sono orgoglioso che alcune decine (non migliaia, non milioni) di amici abbiano postato con me, inseguendo una buona politica. Per ora mi basta questo. Più avanti si vedrà.
Vi invito ad essere sereni, a fare buone vacanze e a ritrovarci a settembre.
Elena Torri, che ha partecipato all’Assemblea Generale dei giorni scorsi, ha stuzzicato Casini e per risposta si è sentita dire: “Con Tabacci si va d’accordo se si fa come dice lui”.
Ovviamente è esagerato, ma in questo campo, quando ho idee radicate, le cambio se qualcuno mi dimostra che ne ha di migliori.
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 17:42
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| 27 Luglio 2009 | | | Una ragione concreta per dire addio al bipolarismo, il Centro. E la mia prossima battaglia sarà per l’informazione, su un versante che nessuno ha voluto affrontare finora, quello della pubblicità | | | Cari amici del blog,
come sapete si è svolta oggi a Roma l’Assemblea generale dell’Unione di Centro. Si è trattato di un incontro che ha visto una partecipazione ampia da parte di tutte le componenti, dall’Udc, alla Rosa Bianca, ai circoli Liberal, ai Popolari e che ritengo sia stato estremamente utile e positivo. Colgo anche l’occasione di questo post per ringraziare tutti coloro che hanno accolto il mio invito dei giorni scorsi e che hanno partecipato. Credo siano usciti dalla sala della Confcooperative rinfrancati sul percorso che stiamo seguendo. Più in generale tutti gli interventi sono stati di rilievo politico notevole, come non capita quasi mai di sentire alle assemblee degli altri finti partiti di questa Seconda Repubblica, ed ho registrato una sostanziale convergenza nell’intento di soddisfare una duplice necessità che da tempo su questo blog viene evidenziata: la necessità di procedere col processo di integrazione al nostro interno e quella di un’apertura all’esterno del nuovo soggetto da costruire verso tutti coloro che guardano al centro con attenzione, ma che finora hanno preferito rimanere nel ruolo di spettatori appunto.
Sul primo punto, come già accennavo nel mio precedente post, credo siano stati sgombrati gli ultimi dubbi. La volontà di lavorare insieme, fianco a fianco, per costruire un partito nuovo, di centro, di “guastatori” di questo bipolarismo che sta trascinando il Paese sempre più indietro sul piano non solo economico ma anche morale e sociale - anche se naturalmente “non eversivi” - come ha brillantemente chiarito De Mita, rappresenta ormai patrimonio comune della classe dirigente dell’Unione di Centro. La novità è che è partito forte oggi da Roma un invito anche a tutte le componenti sul territorio a dialogare e ad integrarsi senza più rivendicare inutili primogeniture. Sia Casini che Cesa non hanno usato mezzi termini nel rivolgersi in primo luogo ai dirigenti locali della vecchia Udc per dire loro che non c’è più spazio per inutili personalismi tesi solo a mantenere posizioni di potere dei singoli a livello regionale, provinciale o comunale e che è giunto il momento di aprirsi a tutti coloro che possono offrire un contributo alla crescita sul territorio del centro, invocando anche un necessario ricambio generazionale. E’ chiaro che dalle parole occorrerà passare ai fatti, ma poiché gli input che provengono da Roma ormai sono da tempo tutti rivolti in questa direzione credo che si sia avviato ormai un processo inarrestabile che va esattamente nella direzione che da tempo abbiamo auspicato. Allo stesso modo credo sia doveroso aggiungere però che anche noi dobbiamo essere pronti a fare dei passi in avanti e a superare ogni resistenza, prima di tutto mentale, verso un ‘integrazione che almeno a livello nazionale è pienamente compiuta. Chi ancora si pone il problema leggendolo in termini di integrazione nella vecchia Udc a questo punto più che non capire dimostrerebbe di non voler capire. Il partito che si andrà costruendo sarà un partito di centro che non ha nulla più a che spartire con la vecchia Udc avendo una linea politica completamente diversa. Correttamente Casini nel suo intervento ha ricordato che l’Udc si era resa protagonista dell’ingresso di Forza Italia nel Ppe negli anni passati nella convinzione che il partito di Berlusconi potesse arrivare ad integrarsi con i partiti moderati europei assumendone le sembianze e le linee programmatiche comuni. Lo stesso Casini da tempo ha preso atto che il partito di Berlusconi in realtà si è mosso e si muove il più delle volte in direzioni diametralmente opposte e per questo quel ruolo di cerniera dell’Udc è ampiamente superato.
Il quadro insomma per certi aspetti si è chiarito ed ora se il partito di Berlusconi è a tutti gli effetti un partito di destra, populista, attento soltanto a cavalcare le pulsioni corporative più che a guidare il Paese nella ricerca del punto di equilibrio coincidente con l’interesse generale, è evidente che si è aperto uno spazio rilevante al centro dello schieramento politico ed è quello spazio che dobbiamo prepararci ad occupare con serietà e programmi alternativi.
A questo dovremo lavorare fin da subito tutti insieme e l’occasione degli Stati Generali del Centro dall’11 al 13 settembre a Chianciano servirà soprattutto a raccogliere il pensiero ed i contributi di tutti. In quella sede, i tre giorni di lavori infatti consentiranno finalmente a tutti di intervenire e dire la loro ed è per questo che ritengo ancora più importante la presenza di ognuno di noi. Lì si definiranno gli assetti organizzativi, le modalità del tesseramento, le linee programmatiche del nuovo soggetto.
Un soggetto, che come hanno ribadito praticamente all’unisono i relatori dell’assemblea di oggi, dovrà puntare a superare il bipolarismo ponendosi l’obiettivo di rappresentare una seria alternativa di governo per il Paese quando l’attuale sistema non sarà più in grado di reggere.
Ecco perché chi continua a pensare alle alleanze oggi non ha ancora compreso la portata dell’innovazione che stiamo tentando di realizzare e che realizzeremo. Chi riduce il suo orizzonte al solo tema delle alleanze in realtà rimane prigioniero dello schema bipolare. Al contrario occorrerà invece anche utilizzare le alleanze per accelerare il superamento del bipolarismo. Le alleanze insomma potranno essere un mezzo – e non l’unico – ma mai un fine.
Chiudo questa mia riflessione portando alla vostra attenzione un tema su cui mi sono soffermato – per la verità non per la prima volta – oggi nel corso del mio intervento. Il tema dell’informazione nel nostro Paese. La questione è semplice. La Rai pur facendo ascolti mediamente superiori a Mediaset non può raccogliere pubblicità liberamente come le reti di Berlusconi. Poiché gli italiani pagano il canone alla Rai è stato imposto un tetto. Così Mediaset imperversa sul campo della pubblicità, raccogliendone quasi il 60%, la Rai non può andare oltre il 30%, e alle altre restano le briciole. Ora poiché la partita della pubblicità è anche la partita della libertà di informazione in questo Paese, dal momento che questa condizione di vantaggio innaturale a favore di Mediaset consente alle reti di Berlusconi di spadroneggiare rendendo di fatto inesistenti le possibilità di sviluppo del mercato della raccolta pubblicitaria anche per i giornali, mi chiedo e vi chiedo se abbia ancora senso che sia previsto un canone per la Rai. Anche considerando la qualità del servizio pubblico, non è giunta forse l’ora di far risparmiare agli italiani quei 106 euro di tassa annua per la Rai, di togliere il tetto alla raccolta all’azienda pubblica e di consentirle così di competere ad armi pari sul campo della pubblicità? E’ chiaro che se si introducesse questa novità il mercato cambierebbe naturalmente ed anche i giornali potrebbero finalmente tornare ad avere una loro possibilità di competere. Su questo ho intenzione di battermi anche nelle prossime settimane in Parlamento e nel Paese. E se anche so già che Berlusconi vede come il fumo negli occhi questa iniziativa – anzi per arginare l’avanzata di Sky starebbe pensando di introdurre un tetto alla raccolta pubblicitaria anche per le tv a pagamento perché l’abbonamento sarebbe, secondo la sua visione, analogo al canone – credo che sia giunto il momento di sensibilizzare il maggior numero possibile di cittadini su questo tema. Il nodo della concentrazione del potere in mano a Berlusconi è tutto qui. Nessuno finora ha voluto nemmeno provare ad individuarlo. E’ il momento di cominciare a puntare i riflettori sulla questione.
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 20:05
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| 22 Luglio 2009 | | | Il momento di impegnarsi è arrivato: diamo un'alternativa di centro all'Italia | | | Cari amici,
desidero innanzitutto riconfermarvi la riunione di lunedì 27 luglio a Roma in via Torino nr. 146, presso la sede di Confcooperative a partire dalle ore 9.30/10.00. Sarebbe positivo e qualificante se fosse presente una rappresentanza dei nostri bloggers, così come dei costituenti la Rosa Bianca. Si tratterà di un’assemblea nazionale che comprenderà i consiglieri nazionali dell’Udc, i componenti l’ufficio politico della Rosa Bianca, i dirigenti di Liberal, i Popolari che non hanno aderito al Pd.
Dovremo insieme definire il percorso politico della Costituente di Centro, da ora alle elezioni regionali del marzo 2010.
Vorrei che vi fosse un contributo politico vasto, prescindendo dai nominalismi.
Ho già avuto modo di farvi notare i cambiamenti intervenuti in particolare nella composizione elettorale dell’Unione di Centro. Ciò richiede un adeguamento dei gruppi dirigenti che può essere raggiunto con uno spirito di grande disponibilità e collaborazione reciproca.
E sempre il 27 luglio dovremo decidere come organizzare una grande assemblea nazionale che si dovrebbe tenere a Chianciano l’11, il 12 e il 13 settembre.
Più che una tradizionale festa di partito, va costruita l’occasione per un approfondimento programmatico (gli Stati Generali del Centro) che ci metta in condizione di porci al centro del sistema politico più per le proposte che siamo in grado di sostenere nell’interesse complessivo del Paese che per la furbizia delle alleanze.
Va avviata una stagione di adesioni al Manifesto politico che poggia sul documento elaborato a Todi nei mesi scorsi e riconfermato nell’assemblea nazionale del 3-4 aprile.
Le adesioni rappresenteranno la platea dei nostri aderenti, sui quali si organizzeranno i congressi provinciali, regionali e nazionale nella seconda metà del 2010.
Aderire vuol dire scegliere, assumere la responsabilità personale di essere protagonisti del processo politico che abbiamo avviato. E’ un documento che può intercettare sia il movimento cattolico che la tradizione laica, liberale e repubblicana.
A livello regionale si dovranno far vivere i coordinamenti che dovranno vedere in ogni realtà la presenza dei parlamentari e dei consiglieri regionali che hanno aderito al progetto, integrati con una intelligente presenza dei rappresentanti della Costituente di Centro su base territoriale. Questi organismi ci porteranno in campagna elettorale e aiuteranno il coordinamento nazionale a definire una trama equilibrata di alleanze comprensibili a livello regionale.
E’ preferibile un percorso condiviso, perché non ci sono rese dei conti, né gli esasperati personalismi che stanno condizionando il congresso del Pd, né radicali distinzioni politiche.
Mi pare che queste condizioni politiche ci siano: con Casini, Cesa, Pezzotta, Adornato, Buttiglione, è emersa la consapevolezza che possiamo giocare una partita importante. L’augurio è che tutti lo capiscano e che non ci siano chiusure immotivate. Vi segnalo l’articolo di Michele Salvati sul Corriere della Sera di lunedì 20 luglio, che analizza il congresso del Pd nel quadro delle alleanze possibili: “Il costo di una alleanza con l’UdC è l’abbandono dell’intera strategia su cui si era mosso l’Ulivo e il Pd durante la Seconda Repubblica: il sistema bipolare e la fusione dei riformismi laico e cattolico in un nuovo amalgama”.
“Per fare questo, dobbiamo riconoscere che <>”.
Michele Salvati evidenzia con grande onestà intellettuale la sostanza delle questioni politiche che dovremo gestire nei prossimi mesi. Lo fa con una certa sofferenza perché in quel Pd lui (e molti altri) ci aveva creduto. Mi auguro che la stessa onestà prevalga nei tanti amici che ogni tanto guardano all’Unione di Centro da un piccolo angolo visuale. Questo è il salto di qualità che ci viene richiesto.
Il Paese è profondamente stressato; ha bisogno di una politica seria, ma fatica a riconoscere che le scorciatoie prese in questi ultimi quindici anni si sono rivelate pericolosamente sbagliate. Aiutiamolo a individuare la via giusta di un “Centro equilibratore” e a liberarsi della sindrome di un berlusconismo negatore di valori e di etica pubblica.
Senza arroganze e senza cercare rivincite. E qui si capirà se anche la nostra seminagione avrà avuto senso e potremo raccogliere i frutti sperati.
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 11:10
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| 13 Luglio 2009 | | | Invito tutti coloro che potranno partecipare il 27 luglio prossimo alla riunione della Costituente di Centro | | | Cari amici del blog,
è stata conovocata per lunedì 27 luglio, a partire dalle ore 9.30, a Roma in via Torino 146, presso la sede della Confcooperative, la riunione del consiglio nazionale dell’Udc unitamente alla Costituente di centro. Poiché in questi mesi il dibattito sul blog che vi ha visti protagonisti è stata una delle tribune che ha reso possibile la preparazione di questo passaggio politico, sarebbe utile che chi di voi può, vi partecipasse. In questo senso vi estendo l’invito anche perché la fase nuova che si apre ha bisogno del contributo di tutti. E noi, certamente, in questi mesi dalle colonne del blog abbiamo passato in rassegna le diverse questioni sia sul versante programmatico che su quello politico e oggi ci riteniamo in grado di dare un contributo decisivo a questo ulteriore passaggio.
Come sempre, vi ringrazio per l’attenzione e spero di vedervi il prossimo 27 luglio.
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 16:46
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| 26 Giugno 2009 | | | Un blog di qualità grazie a tutti voi e il cammino verso un nuovo partito di Centro capace di guidare il Paese | | | Cari amici del blog,
permettetemi ancora una volta di ringraziarvi per la serietà e la pacatezza con cui continuate ad animare questo spazio. Il mio in questo caso è un ringraziamento rivolto davvero a tutti. Non sono mancate e non mancheranno occasioni di divergenza ed il blog è utile anche per dividersi e approfondire meglio, attraverso il confronto con più opinioni, le rispettive posizioni. Non sono certo i contrasti che mi e ci spaventano o disturbano. Ciò che mi (e penso ci) infastidisce è la volontà di prevaricazione. Come avrete notato nel corso delle mie apparizioni televisive non alzo mai la voce né utilizzo mai la tecnica dell’interruzione del contraddittore per cercare di prevalere. Che anche questo spazio abbia assunto sempre di più, e in particolare negli ultimi giorni, il medesimo aplomb non può che rallegrarmi. E per questo vi ringrazio di nuovo tutti, nessuno escluso. Tra l’altro è incoraggiante che gli accessi al sito e quindi al blog siano in costante aumento.
Non si tratta, d’altro canto, solo di una questione di stile, pure importante. In questa Italia sguaiata, che un gruppo di persone più o meno ampio riesca a mantenere vive discussioni politiche senza prevaricazioni o aggressioni continue delle idee più lontane, costituisce una perla da preservare, un elemento di speranza per il futuro da non sottovalutare. Molti di voi conoscono assai bene la rete e sanno, frequentando anche altri blog, quanto rari siano spazi come questo. Il merito credo vada ascritto davvero a tutti noi, vecchi e nuovi arrivati.
Ed ora veniamo alle questioni più politiche in senso stretto.
Ieri si è svolta a Roma quella che in teoria avrebbe dovuto essere soltanto la Direzione Nazionale dell’Udc e che invece, su mia richiesta, è stata un’assemblea aperta a tutte le componenti impegnate nella Costituente di Centro.
Si è trattato di un incontro proficuo. Perché da un lato tutti i presenti hanno confermato la ferma volontà di procedere rapidamente e concretamente nella costruzione del nuovo soggetto politico di centro. Ma soprattutto perché dall’altro lato tutti, a partire da Pier Ferdinando Casini, hanno dimostrato di aver compreso che oggi l’Udc di fatto già non esiste più e che l’Unione di Centro che si è presentata alle Europee è un partito dal Dna completamente diverso. Un partito che non soffre più di strabismo verso destra, che non può più tornare indietro come se nulla fosse accaduto, che ha perso in tutta Italia centinaia di presunti “padroni di voti” accalappiati dalla campagna acquisti di Berlusconi e che nonostante questo – secondo il mio pensiero addirittura anche grazie a questo – ha guadagnato voti di opinione in tutto il Paese.
Nel corso del mio intervento, guardando alle mosse dei prossimi mesi, ho sottolineato come sia indispensabile ora mantenere la barra al centro, prendendo atto della nostra totale incompatibilità con la Lega e dalla difficoltà di stringere alleanze con un Pd condizionato da Di Pietro al suo esterno e dalla “malattia” della vocazione maggioritaria al suo interno. Una vocazione che si prepara ad essere perpetuata anche dalla divisione del partito tra sostenitori di Bersani e sostenitori di Franceschini in vista del prossimo congresso di autunno.
In prospettiva è evidente che io penso che il centro dovrà contendere il governo del Paese alla sinistra, perché l’elettorato a cui guardo da sempre è quello che in passato si collocava in area democristiana e che ora è diviso su vari fronti. Ma per giungere ad una stabilizzazione del quadro politico in tal senso occorre prima che si chiuda la stagione berlusconiana. Ed il mio parere è che, per accelerare questo processo, il centro dovrà scegliere strategicamente alcune regioni in cui, se sarà possibile, trovare un’intesa con il Pd.
Su questo come sulla costruzione del nuovo soggetto l’incontro di ieri ha dato conferme importanti. Credo sia utile aprire una discussione nel merito anche tra noi per approfondire la nostra riflessione e valutare al meglio gli scenari che si potranno aprire in futuro.
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 9:46
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| 10 Aprile 2009 | | | Ecco come abbiamo fermato le ronde e smascherato la memoria corta della lega | | | Cari Amici del blog,
nel corso del dibattito alla Camera sul decreto legge che tra le altre cose avrebbe dovuto introdurre le ronde, sono intervenuto per ricordare ai parlamentari della Lega ed al Ministro degli Interni Maroni che il Paese per essere governato non ha piu bisogno di speculazioni politiche che porteranno anche voti ma che inoculano nel tessuto sociale elementi negativi che rischiano di diventare ingovernabili per chiunque. Nell'intervento credo di aver messo il dito in tutte le principali contraddizioni del movimento di Bossi. Lasciatemi dire con una punta di orgoglio che grazie principalmente alle argomentazioni e all'impegno parlamentare svolto in questi giorni dal gruppo dell'Unione di Centro le ronde sono state accantonate. Lascio a Voi il commento comunque.
Video dell'intervento
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento del collega Ciccanti ha provocato qualche reazione. Credo che non fosse nelle sue intenzioni di provocare reazioni, quanto di cercare di svolgere una riflessione molto pacata.
D'altro canto, non è la prima volta che cerchiamo di interloquire in maniera molto rispettosa nei confronti dei colleghi della Lega (il rispetto non significa che non ci debba essere la necessaria fermezza sugli argomenti).
Così come è capitato di rivolgermi al Ministro Calderoli con tutta la simpatia del caso, lo faccio anche nei confronti del collega Maroni: la questione di fondo riguarda gli atti di Governo e le spiegazioni esterne che si danno agli atti di Governo.
L'onorevole Maroni esordì da Ministro dell'interno sollevando la questione delle impronte ai bambini rom. In realtà, non vi è stata mai alcuna indicazione da parte dei prefetti di utilizzare questo strumento di riconoscimento; però, la speculazione politica prevedeva che si utilizzasse un argomento forte, capace di orientare la fantasia dei nostri concittadini. Da qui, la questione delle impronte ai bambini rom.
Sono convinto che queste cose siano assolutamente negative. Voi avete la sindrome delle parole forti e non vi rendete conto che queste parole forti diventano fortemente diseducative nei confronti dell'etica civile, della coscienza di un popolo.
Conosco i colleghi della Lega da molti anni. Nel 1990 mi capitò di incrociare - allora ero capogruppo nel consiglio regionale della Lombardia - il collega Speroni, che era il capogruppo della Lega. Alla prima seduta di insediamento, il collega Speroni pretendeva che vi fosse la traduzione in dialetto.
Mi permisi di obiettare che non c'era un dialetto lombardo; tanto meno c'è un dialetto padano, perché chi ricorda il film L'albero degli zoccoli sa che dal linguaggio di quella zona della Bergamasca c'era bisogno di una traduzione in italiano; e non ero in grado di sapere se il collega Speroni voleva una traduzione in dialetto dell'Oltrepò pavese, o del cremonese, o del mantovano o del varesotto. Non c'è la koinè lombarda, mi dispiace, si aggiorni; e comunque vi sono delle parole che hanno delle origini totalmente diverse. Lei sa, collega, come si dice «coniglio» in dialetto mantovano, o lo sa come si dice in dialetto cremonese? In dialetto mantovano si dice «cürgnel», in dialetto cremonese si dice «donel»; lei capisce di cosa stiamo parlando? E lei voleva impormi una traduzione in dialetto lombardo: non c'è l'idioma lombardo! Voglio quindi dire: le vostre parole forti non piacciono, perché sono diseducative!
Credo che allora, se volete parlare di cose concrete, dovete scendere dalla retorica di un certo populismo localista, ed entrare nel merito delle cose. A noi il tema delle ronde non piace, per le cose che ha detto Ciccanti: perché vi sono degli argomenti che non sono nella disponibilità! Quando si parla di sicurezza, quando si parla di ordine pubblico, è lo Stato che deve rispondere.
Ho visto che qualche giornale oggi ha detto che lo Stato c'è, e vi era in questa valutazione politica l'orgoglio di affermare il principio della presenza dello Stato; in radice nel meccanismo delle ronde non c'è l'affermazione del ruolo dello Stato, c'è qualcosa di diverso: c'è l'idea che dei singoli cittadini possono mettersi insieme, più o meno politicizzati, per garantire una funzione che non è trasferibile ad altri, e che dev'essere posta in capo alle responsabilità dello Stato (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico).
Quando il Ministro Tremonti ha introdotto nell'operazione di manovra economica dell'estate scorsa il principio dei tagli lineari, alcuni di noi hanno spiegato che esso non rientra nel canone dell'economia domestica; in altri termini, se a casa vostra, di fronte al fatto che vi è una crisi economica, dovete scegliere se mandare il figlio a scuola o se fare un viaggio alle Maldive, fate un taglio lineare, andate un po' alle Maldive e mandate un po' il figlio a scuola? No! Fate un taglio mirato: non andate alle Maldive, ed invece investite le vostre risorse per mandare il figlio a scuola. Così si doveva fare sulla sicurezza! La manutenzione della spesa pubblica è una questione delicata, che richiede un impegno quotidiano! Allora non si doveva tagliare sulle forze dell'ordine: si doveva dire che sulle forze dell'ordine si assumeva un impegno straordinario, perché lo Stato deve garantire il cittadino sulle questioni centrali della sicurezza. Questo si deve fare! Il taglio lineare non aiuta la scelta politica più corretta, anzi determina una grande confusione.
Le ronde allora non ci piacciono. Poi è chiaro che nascondono delle finalità di parte o di partito, che sono lontane anni luce da quell'idea dello Stato che dovrebbe essere nel cuore di ciascun democratico. Nel passato vi è stata una discussione, se i ragazzi che erano organizzati nelle strutture cattoliche potessero dedicarsi a compiti di protezione civile, e lo capisco; se ci si poneva quel problema, ed era corretto porselo, immaginate i problemi che dovremmo porci oggi: in questo caso non parliamo di boy scout, parliamo di cose radicalmente diverse!
La nostra opposizione è dunque di principio; e d'altro canto, noi ci siamo un po' abituati alle vostre scorribande, perché delle parole d'ordine che avete lanciato negli ultimi tempi non ne avete centrata una. Ho sentito che il collega Dussin ha fatto una «sparata» clamorosa nei confronti della globalizzazione: benissimo, volete scendere dal treno? Cosa vuol dire essere contro la globalizzazione? Forse si può negare il fatto che l'economia mondiale tenda ad una sua concertazione? E allora che senso hanno le decisioni che ha preso il G20 come istituzione, che certo appaiono molto più efficaci di quanto potrà fare il G8, perché nel G20 c'erano tutti! Corrispondono alla consapevolezza che la crisi ha una sua dimensione mondiale; e voi polemizzate contro la globalizzazione!
Avete fatto polemiche contro l'euro e contro l'Europa e adesso vi dovete riscoprire invece europeisti solo che, essendo euroscettici, avete difficoltà a guidare un processo di questa natura: ecco dove stanno le contraddizioni!
Avete fatto polemiche contro la Cina ed avete richiesto che fossero istituiti i dazi contro i cinesi, mentre l'altro giorno i vertici della Cina si sono posti una questione centrale: ma abbiamo fatto bene a mettere i nostri risparmi nel debito americano? Capite come sono diverse le cose?
Oggi dovremmo guardare invece alla Cina come ad un elemento di stabilizzazione, perché i cinesi hanno prodotto di più di quello che hanno consumato e con il loro risparmio hanno finanziato il debito di coloro che hanno consumato di più di quello che producevano.
Le vostre parole d'ordine sono sbagliate e dovete quindi riportarvi dentro la funzione della cultura di Governo, assumendone per intero le responsabilità: la sicurezza e il cittadino fa-da-sé non vanno bene, costituiscono un'indicazione di marcia del tutto sbagliata (e ci permettiamo di affermare questo punto con tutta la crudezza del caso).
Nel 1992-1993 eravate qui ad agitare il cappio, ma poi vi siete lamentati del fatto che anche il vostro tesoriere incappò nelle vicende di Tangentopoli: vedete come le cose hanno le gambe corte? È meglio non agitare parole vuote, quando queste non hanno dentro una cultura adeguata di Governo e neppure una adeguata moralità civica.
La nostra contrapposizione al tema delle ronde è quindi molto precisa e molto puntuale, come abbiamo fatto anche sul federalismo, e non perché la nostra cultura «sturziana» non ci mettesse in condizione di cogliere appieno il valore dell'autonomia (perché, se mai, siamo ancora più autonomisti): non c'è bisogno che qualche maestro improvvisato ci esponga o ci aiuti a capire la validità di un modello amministrativo che tende a far crescere il ruolo dell'autonomia e il principio della responsabilità!
I comuni italiani - e il Ministro Maroni lo sa - sono indebitati per il 52 per cento in derivati (42 miliardi di euro di derivati): è chiaro che chi ha fatto operazioni in derivati lo ha fatto perché il Ministro del tempo, che era esperto in materia di creatività finanziaria, ha consentito con la legge finanziaria per il 2001, a partire dal 2002, di indebitarsi (mi riferisco all'articolo 41 della legge finanziaria approvata il 27 dicembre del 2001).
È chiaro che quegli amministratori che si trovavano la possibilità di avere più soldi senza avere la responsabilità di procurarseli si sono infilati dentro questo pertugio che si è aperto, e oggi i rischi che corrono le comunità - oltre che i bilanci comunali - sono rilevanti.
Magari quegli amministratori hanno preso, direttamente o indirettamente, anche le commissioni che le banche d'affari del tempo hanno distribuito a manica larga, a destra e a manca. Non c'è un colore dell'amministrazione, non si può dire che questo è stato fatto dalle giunte di centrodestra o di destra, o dalle giunte di centrosinistra o di sinistra: lo hanno fatto tutte, da Torino a Milano! Ciò vuol dire quindi che i cattivi maestri danno delle indicazioni sbagliate, altro che previsione! Quello che le voglio dire e concludo, onorevole Maroni, è semplicemente questo: Tremonti ha scritto un libro, La paura e la speranza, ma non credo che si possa credere nella speranza se si coltiva la paura. Se utilizziamo tutti gli argomenti che toccano le condizioni di difficoltà dei nostri concittadini, come facciamo sull'ordine pubblico e sulla sicurezza e come abbiamo fatto su altri argomenti, come è possibile pensare che da questo si possa ricavare qualcosa di importante, che si possa avere un anelito verso la speranza, che si possa cioè ricavare una spinta sul piano di quel senso comune e di quel senso civico di carattere nazionale che è la condizione che è stata qui evocata proprio in queste ore?
Ci vuole una disponibilità ad essere prudenti anche sulle parole, bisogna rinunciare ad affiggere manifesti che diano al Paese la sensazione di scorciatoie.
Non possiamo affrontare quei cittadini africani che, a rischio della loro vita, tentano di potere sbarcare verso terre migliori con un solo accordo con Gheddafi.
Non è sufficiente questa operazione e lei, onorevole Maroni, lo sa benissimo (a parte che l'avete chiuso voi questo Accordo). Come lei vede, non è sufficiente l'Accordo con Gheddafi, e neanche i 5 miliardi di euro garantiti alla Libia, perché Gheddafi non può sparare su quei disperati che attraversano il Sahara. Sarebbe molto più corretto, ad esempio, se, visto che adesso si parla d'Europa, cominciassimo a chiederci se il bilancio agricolo europeo è adeguato, se possiamo continuare a dare 2 euro al giorno per capo di bestiame, quando un cittadino dell'Africa subsahariana dovrebbe vivere con 80 centesimi di euro al giorno. Questo è il problema politico, che se posto così ha una sua efficacia, una sua forza, anche una sua capacità educativa. Ma se invece lo si pone dicendo: «no, l'Africa la chiudiamo con il ferro spinato», è chiaro che non si va da nessuna parte. Si tratta di pratiche che non portano da alcuna parte e che non danno sicurezza neanche agli italiani. Non è vero che i cittadini del nord attraverso queste politiche sono più sicuri: non è così!
Il nostro invito, quindi, è che voi scendiate dalle parole forti sul terreno della cultura di Governo più appropriata, e che lo facciate con il dialogo, senza pensare di imporre le vostre logiche. Se espungete questa parte sulle ronde, è possibile trovare un'intesa su un testo condiviso. Che senso ha insistere su questa cosa? Lo fate solo per una ragione di partito: credete di essere la «ronda» della maggioranza, che ha imposto questa logica nella maggioranza e pensa di imporla al Parlamento. Noi, per quanto pochi siamo, ci opponiamo con la profondità della nostra coscienza civile (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori).
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 11:19
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| 05 Febbraio 2009 | | | L'Italia del tutti contro tutti per un paio di punti percentuali in più alla Lega | | | Cari Amici del blog,
Dunque la nuova arma per arginare l’arrivo dei clandestini in Italia dovrebbe essere la “cattiveria”. Mentre c’è chi va in giro a dare fuoco agli stranieri, mentre la tensione nel Paese cresce a causa di gravissimi episodi criminali perpetrati da extracomunitari, il ministro degli Interni Maroni suggerisce di usare la cattiveria come nuova categoria politica per affrontare la questione dell’arrivo dei clandestini in Italia. Intanto sempre per la spinta della Lega, i medici d’ora in poi non saranno più vincolati dal dovere di curare chiunque ne abbia bisogno ma saranno chiamati a denunciare i pazienti clandestini che si rivolgeranno loro.
Il governo insomma è sempre più ostaggio degli estremismi leghisti, della perenne campagna elettorale della Lega che più che all’interesse del Paese guarda costantemente ed esclusivamente al proprio interesse di partito, alla facile demagogia per raccogliere nuovi consensi. E’ lo stesso meccanismo utilizzato con il federalismo, un manifesto vuoto di contenuti concreti, anzi pericoloso nei pochi contenuti espressi, ma pur sempre un manifesto da affiggere.
Il completo sganciamento dell’azione di governo dall’interesse generale per inseguire interessi particolari inaugurato da Berlusconi con la sua discesa in campo giunge oggi ai suoi livelli più alti con le iniziative leghiste.
Purtroppo il Paese, almeno una fetta consistente dei nostri concittadini, non solo sembra non condannare questo metodo ma addirittura lo condivide.
Ecco perché richiamo spesso nei miei interventi la necessità di un’inversione nei comportamenti da parte di tutti. La furbizia dilaga, ma la furbizia alla lunga si ritorce contro i presunti furbi. Dalla cattiveria contro gli stranieri alla cattiveria del tutti contro tutti il passo è più che breve. A quel punto la Lega avrà pure guadagnato due punti percentuali in più. Ma il Paese dei cattivi intanto avrà perso tutto.
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 13:43
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| 22 Gennaio 2009 | | | L'Argentina si fa beffe degli italiani rovinati dai suoi bond e il futuro da costruire in fretta per il dopo-Partito Democratico | | | Cari amici del blog,
riprendo il nostro colloquio dopo una lunga pausa che ha coinciso in parte con le Festività ed in parte con una mia visita in Sudamerica durante la quale ho avuto una serie di incontri istituzionali, tra cui uno di cui vorrei riferire in questa sede.
Mi è capitato in particolare di incontrare il ministro degli Esteri dell’Argentina. A fronte di un suo cortese – e sono certo anche sincero – intervento sull’amicizia e le radici comuni che legano l’Italia con una parte rilevante del suo Paese, mi sono permesso di ricordargli che il comportamento dello Stato Argentino non si è rivelato dei migliori proprio nei confronti degli italiani in relazione alla vicenda dei bond. Come è noto infatti centinaia di migliaia di risparmiatori italiani hanno visto dissolversi i loro risparmi investiti in titoli di Stato argentini allorquando il Paese sudamericano fece default.
Ebbene gli atti parlamentari testimoniano come avessi fin da subito puntato il dito sulle responsabilità del sistema bancario italiano che nelle settimane immediatamente precedenti il fallimento dell’Argentina scaricò sui risparmiatori i titoli che in precedenza aveva acquistato in abbondanza per lucrare su tassi di remunerazione decisamente elevati.
Da presidente della Commissione Attività Produttive presentai un’interrogazione al Governo Berlusconi del tempo – eravamo nella legislatura 2001-2006 – affinché raccogliesse le necessarie informazioni presso la Banca d’Italia circa la veridicità delle informazioni di cui ero in possesso. Informazioni che dimostravano appunto il gravissimo “scarico” dei bond argentini dalle banche ai risparmiatori proprio quando il default stava diventando sempre più prossimo.
Un’interrogazione cui purtroppo il governo non diede mai risposta dopo aver assicurato che avrebbe assunto tutte le informazioni necessarie.
Ma se il sistema bancario italiano ebbe gravi responsabilità, a mio avviso, per la perdita dei risparmi di tanti cittadini italiani, lo Stato argentino nella gestione successiva al default, sempre secondo il mio parere, ha responsabilità altrettanto gravi.
Ed è quello che ho voluto fermamente ribadire nei giorni scorsi all’attuale ministro argentino.
Possono fallire le aziende, possono fallire le banche, come è accaduto anche di recente nell’esplodere della crisi finanziaria, a cui sta seguendo un aggravamento strutturale dell’economia reale. Ma gli Stati non possono fallire. Soprattutto non possono deliberatamente perseguire il loro default.
Ecco perché in particolare ho fatto notare al Ministro che ritengo estremamente scorretto che il debito argentino nei confronti dei risparmiatori italiani non risulti più nemmeno tra le poste di bilancio dello Stato sudamericano. Con i risparmiatori di altri Paesi l’Argentina ha trattato e trovato soluzioni ben diverse.
Con l’Italia non solo ha rifiutato una vera trattativa ma ha anche cancellato dal suo bilancio l’ipotesi stessa di avere un debito nei confronti dei nostri concittadini.
Si tratta di un comportamento assai grave e l’occasione dell’incontro con il ministro è stata utile almeno per sottolinearlo.
Certo non mi illudo che qualcosa possa cambiare per i nostri risparmiatori beffati. Ma di fronte a certi discorsi circa la grande amicizia che lega i due popoli – amicizia che sono il primo a riconfermare naturalmente – non potevo far finta di nulla.
Devo dire che il ministro mi è parso piuttosto colpito dalle mie osservazioni circa il loro bilancio e che non ha potuto – o forse voluto – opporre alcun argomento. Anche perché in questi anni l’Argentina è cresciuta, ma non ha fatto registrare, per evidenti ragioni di sfiducia, un’analoga crescita negli investimenti esteri diretti.
Detto questo torniamo alle nostre vicende politiche degli ultimi giorni. L’idea di un centro autonomo in grado di rappresentare un’alternativa concreta e orgogliosa delle proprie prerogative, della propria storia e della propria cultura di governo rispetto ai due partiti-monstre messi in piedi da Berlusconi e Veltroni con l’obiettivo di ridurre il sistema politico al bipartitismo, mi pare si faccia sempre più strada. I sondaggi dicono che sono sempre di più gli elettori del Pd insoddisfatti e che a questi cominciano a sommarsi anche i primi elettori del Pdl che si stanno risvegliando dall’ennesimo sogno berlusconiano.
Sarebbe già il tempo di agire. Ma se non lo faremo, ci costringeranno gli elettori con il voto delle prossime europee. E almeno noi siamo già da tempo sul punto. Abbiamo fondato la Rosa Bianca per impedire che Berlusconi attraesse tutto il centro. Ora insieme a Casini stiamo andando già oltre sia l’Udc che la Rosa Bianca. In queste settimane l’Unione di Centro ha indicato il percorso possibile, incoraggiata dall’esperienza trentina di Dellai. Credo che uomini come Letta, Rutelli, Castagnetti ed altri siano sulla stessa lunghezza d’onda.
Vanno incoraggiati con atteggiamenti lineari, non con furbizie.
Come avevo già sostenuto a Todi ai primi di luglio, è necessario ridefinire i contorni della stessa opposizione, per renderla capace di una alternativa credibile a Berlusconi..
Io continuerò a provarci fino in fondo.
E a tutti questi cittadini e ai molti altri che sono certo si risveglieranno di settimana in settimana di fronte purtroppo ad una situazione economica molto seria nel Paese e ad un governo del tutto inadeguato nelle sue risposte, dobbiamo offrire la possibilità di guardare ad un’alternativa nuova, proiettata nel futuro ma con radici solide come quelle provenienti dall’esperienza popolare sturziana e dall’esperienza di maestri democristiani come De Gasperi.
Se saremo capaci di farlo, e sono convinto che le condizioni ci siano, avremo offerto un’opportunità a questi futuri nostri elettori ed un servizio al Paese.
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| Postato da BRUNO TABACCI alle ore 0:18
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| 24 Dicembre 2008 | | | Gli auguri, la crisi economica ed il centro che verrà | | | Cari amici del blog,
arriva il Natale ed è tempo innanzitutto di scambiarci gli auguri. Spero davvero che sia un Natale lieto e sereno quello che entrerà nelle vostre case e che nessuno di noi dimentichi quegli italiani, purtroppo sempre più numerosi, che a causa della crisi stanno perdendo il lavoro o rischiano di perderlo e a Natale faticheranno a trovare un panettone sotto l’albero.
La crisi economica è e sarà il tema cruciale dell’anno in arrivo e, come ho già spiegato in alcune interviste, purtroppo il governo ed il Presidente del Consiglio anziché occuparsene seriamente, dando vita ad un patto tra generazioni che innalzando per tutti l’età di pensionamento a 65 anni libererebbe risorse per aiutare le centinaia di migliaia di giovani precari che stanno rimanendo senza lavoro e garantirebbe la tenuta dei conti pubblici nel medio lungo periodo, preferiscono parlare d’altro, come di presidenzialismo, o invitare tutti a spendere come se tutti potessero permetterselo.
D’altro canto l’uomo più ricco d’Italia è riuscito a far sognare gli italiani lanciando il messaggio che li avrebbe fatti tutti un po’ più ricchi in tempi meno magri. Ma ora non può essere certo lui ad assumersi la responsabilità di lanciare messaggi dal tenore molto diverso, di serietà, responsabilità e rigore.
Per questo oggi Berlusconi parla d’altro, di presidenzialismo. Come ha notato il giornalista della Stampa che mi ha intervistato l’altro giorno, avevo previsto già quest’estate una deriva in tal senso. Ed i frequentatori più assidui del blog lo ricorderanno senz’altro. Il rischio, sempre più concreto, è proprio quello di una deriva argentina, o sudamericana comunque, di poteri affidati ad un uomo solo senza alcun contrappeso. L’ho detto questa estate e lo ripeto ora, è questa deriva che dobbiamo contrastare. Il mio impegno in tal senso nelle aule parlamentari sarà assoluto fin da gennaio.
Ma il prossimo anno ci riserverà mi auguro anche delle sorprese positive per quanto riguarda il centro della politica italiana. La frattura tra Berlusconi e Casini è sempre più insanabile (l’invito di Berlusconi all’Udc ad entrare nel Pdl a poche ore dal voto in Abruzzo era solo una mossa elettorale tesa a sottrarre elettori di centro, mossa che i risultati hanno dimostrato essere fallita) e la crisi del Pd altrettanto irreversibile. Qualcosa nei prossimi mesi si muoverà e dovremo essere pronti a rendere sempre più concreta e attrattiva l’area White a cui sto lavorando. Dovrà essere un’area dotata di cultura di governo e capacità di interpretare i nuovi bisogni della società che né il Pdl né il Pd riescono ad intercettare. Sarà una nuova casa per i tanti che hanno votato Margherita negli anni passati ed ora si sentono ospiti sgraditi nel Pd e per coloro che nel Pdl stanno assaggiando con mano il cesarismo, sentendosi dunque inutili.
Berlusconi dalla campagna elettorale di marzo in poi ha continuato la sua campagna acquisti nei confronti dell’Udc. A mio avviso ha fatto un grosso favore all’area di centro: sono passati con lui i capitani di ventura. E di quelli credo che lo stesso Casini non avesse bisogno. Può anche darsi che qualcuno passi ancora, ma proprio quello che è accaduto in Abruzzo dimostra quello che ho sempre pensato e detto. Conta il posizionamento politico, non i singoli dirigenti. Proprio in Abruzzo prima delle elezioni erano passati con Berlusconi tutti i consiglieri regionali dell’Udc e tutti i dirigenti del partito. Il risultato elettorale ha dimostrato che i voti sono rimasti al centro.
Certo di più e di meglio si può e si deve fare. Occorre avere il coraggio e l’orgoglio di manifestare la diversità della nostra posizione, procedere rapidamente con la creazione del nuovo soggetto che comprenda le anime della Costituente, noi della Rosa, l’Udc, Liberal, i Popolari, ma anche e soprattutto persone nuove, che non ne potevano già più del bipolarismo ed ora si sentono ancora più soffocate dal tentativo di ridurre tutto al bipartitismo.
A queste persone dobbiamo guardare, a loro dobbiamo offrire un’alternativa seria, credibile, pulita, innovativa.
Mi auguro di trovarle sulla nostra strada nel 2009. Un anno che auguro sia foriero di soddisfazioni per tutti voi, a partire dagli amici dell’Associazione dei blogger che con tanta passione animano questo spazio libero.
A loro e a tutti gli italiani auguro un Anno Nuovo sereno. La crisi purtroppo farà soffrire molti, ma se il Paese troverà le ragioni della sua unità e dell’impegno morale e civile, potrà uscirne anche migliore.
Buon Natale e Buon Anno a tutti.
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| Postato da BRUNO TABACCI alle ore 15:44
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| 20 Novembre 2008 | | | Tutti i dubbi su dove trova 80 miliardi il Governo degli annunci e dei pochi fatti e alcune proposte concrete per affrontare la crisi finanziaria in Italia | | | Questa mattina sono intervenuto alla Camera nell'ambito della discussione della conversione in legge del decreto del governo per stabilizzare il sistema bancario italiano e garantire la disponibilità di accesso al credito per le aziende nell'ambito della crisi finanziaria in atto. Il governo continua a pensare di poter vivere con gli effetti annuncio ma lo spazio per questa politica si sta riducendo ogni giorno che passa. La confusione nella maggioranza è molto forte. Nel corso del mio intervento ho sottolineato questa situazione ed indicato alcune proposte di soluzione che a mio avviso avrebbero effetti concreti ben più degli annunci del governo. Ecco il testo del mio discorso in aula. Credo peraltro che chi ne abbia la possibilità, attraverso il sito www.camera.it, vedendolo ed ascoltandolo in audio video, potrebbe comprenderne ogni sfumatura.
BRUNO TABACCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il rischio che si faccia stamani una discussione accademica è molto elevato, perché come è noto il Governo ha annunciato per mercoledì provvedimenti sulla stessa materia: ciò equivale a dire che sarebbe stato più realistico prendere atto che questi due decreti-legge che sono confluiti in un unico strumento, a loro volta, dovranno confluire nello strumento che finalmente il Governo mercoledì adotterà.
Pertanto, sembra che la discussione sia molto oziosa o venga ridotta ad essere una sorta di cassetta degli attrezzi, come ci è stato indicato; ma gli attrezzi sembrano già vecchi e un po' inadeguati, sia per le indicazioni che sono contenute in questo testo, sia per le intenzioni che vengono manifestate dal Governo in ordine agli strumenti concreti da utilizzare.
Si parla di obbligazioni sul modello francese e non più di azioni. Sono circostanze che cambiano sostanzialmente la natura delle cose. Ora, però, poiché siamo qui in Aula, forse conviene tentare di fare un po' un riassunto, anche se molto rapido, delle puntate di queste settimane.
Intanto, si può cominciare con i continui effetti annuncio che il Governo ci ha propinato nel corso di queste settimane individuando talvolta degli avversari, che poi non erano tali. Infatti, nel corso di questi mesi sono stati indicati i responsabili della crisi: la globalizzazione, l'euro, la Cina, gli speculatori. Non so se davvero vi sia traccia di queste responsabilità e se riscontriamo, nelle parole delle settimane scorse, una parvenza di verità. Era un modo per giocare alle tre carte, per utilizzare gli effetti speciali. Non sono qui i responsabili, ma altrove. È, piuttosto, il corto circuito tra Stato e mercato, tra regolatori e regolati, la caduta di senso etico, la pretesa di vivere al di sopra delle proprie possibilità, l'esaltazione della furbizia come metodo di lavoro nel fare gli affari. Queste sono le ragioni, tutte insieme (nessuna delle quali è stata adeguatamente indagata), che ci hanno portato nel mezzo di una crisi di portata gigantesca.
Sia ben chiaro: non penso che oggi competa a me fare una difesa dei banchieri italiani. Vero, presidente Conte? Ci siamo dedicati nel passato, spesso in grande solitudine, ad individuare i punti di crisi del sistema bancario che ora riconfermiamo, perché tali erano e tali restano. Pertanto, non mi fanno certo velo le pretese di alcuni banchieri di svolgere, di volta in volta, o il ruolo di Ministro dei trasporti o quello di Ministro dell'economia o di avere questa visione universale. Mi basterebbe che i banchieri facessero i banchieri. Sarei molto più tranquillo e più soddisfatto nel vedere questo.
Tuttavia, ciò detto, vorrei anche che il Governo facesse il Governo. Noi oggi, come Parlamento - e siamo ancora in un Parlamento che dà la fiducia al Governo - esprimiamo un giudizio su quel che il Governo ha fatto e su ciò che lo stesso ha lasciato intendere. È questo il ruolo che ci spetta.
Ho avuto l'impressione che questo Governo abbia continuato a fare degli annunci e che si sia così ingarbugliato, fra gli annunci che ha fatto, che non trova più né il capo né la coda. Abbiamo sentito il Presidente del Consiglio affermare che nessun risparmiatore perderà una lira. Ovviamente, si riferiva a coloro che avevano depositi bancari. Non credo si riferisse ad altri, perché nel frattempo gli azionisti e gli obbligazionisti di Alitalia hanno sicuramente perso le loro lire per la procedura che si è adottata in Alitalia.
Quindi, non è vero che nessun risparmiatore in Italia perderà una lira; anzi, visto il recente passato, ci sono molti risparmiatori che devono preoccuparsi: ad esempio, quelli che, garantiti dall'ABI, hanno investito in titoli Lehman. Evidentemente, questi risparmiatori avranno difficoltà a recuperare i loro risparmi e non basteranno certo le provvidenze che pure sono indicate nel cosiddetto decreto Alitalia, che fanno riferimento ai conti dormienti. Ma quanti sono questi conti dormienti? Ma possono davvero coprire tutte le difficoltà che hanno incontrato i risparmiatori italiani? Questa mi sembra un'affermazione molto incauta, al limite della presa in giro.
Pertanto, sostenere che nessun risparmiatore perderà una lira non è vero né giusto, ma Berlusconi aveva voglia di fare l'ennesimo effetto annuncio. Poi, si è detto che il capitalismo è finito e che lo Stato torna a guidare l'economia. Altre parole roboanti che mi pare non appartengano all'equilibrio di un ragionamento complessivo.
Non credo che si tratti di un superamento del capitalismo, semmai si tratta di riscoprire l'economia sociale di mercato in maniera intelligente e tale da affidare agli Stati e alle istituzioni il ruolo che gli è proprio, ma lasciando al cittadino investitore il rischio di competere e di sfidare, che credo sia la molla che fa crescere l'economia.
Poi ci hanno detto che i fondi sovrani ci avrebbero attaccato con OPA ostili. Non ho visto questi fondi sovrani; ho visto soltanto che i libici sono entrati in Unicredit, ma credo che, se quella è la misura, ben vengano i fondi sovrani, vuol dire che c'è appetibilità del sistema economico italiano.
Eppure, quella grida c'è stata: «arrivano i fondi sovrani», «come faremo a difenderci?», «dobbiamo difenderci perché il listino delle aziende italiane è sotto schiaffo». Non è vero niente. Non è accaduto assolutamente nulla, né è alle viste che possa accadere qualcosa del genere.
Poi si è detto «le banche italiane sono solide e non hanno bisogno di nulla», perché addirittura c'è stata una politica che le ha distinte dalle esperienze di altri Paesi e, nel contempo, è stato individuato uno strumento, che sembra andare oltre il tentativo di ricapitalizzazione, che fa quasi intendere che ci sia il peso dello Stato che ritorna prepotentemente nelle banche. Delle due l'una: o non è vero che le banche italiane non hanno problemi, oppure si ha in realtà una volontà, neppure troppo nascosta, di riprendere un controllo molto forte sul sistema bancario e di giocare lì la partita del potere.
Poiché le banche controllano il sistema economico, specie quello delle grandi aziende, che è fortemente indebitato, e spesso controllano anche le catene editoriali e le catene del giornali, la partita che si gioca è di altra natura. Infatti, aprendo qualche giornale importante e scorrendo le pagine si ha la sensazione che una partita del genere si stia giocando.
Inoltre, nei giorni scorsi è arrivata una notizia clamorosa: una manovra da 80 miliardi, ma che dico, il 5 per cento del PIL messo sul tavolo per dare una spinta forte all'economia italiana, 80 miliardi di euro, ovvero 160 mila miliardi delle vecchie lire! Ma dove li avete trovati? Dove li avete questi soldi? Da dove vengono? Dove ve li siete inventati (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico)?
Però, poiché quello che conta è fare annunci, non importa se ciò non è vero! Noi abbiamo detto molto modestamente che nel DPEF avevate scritto delle cose, e ci avete risposto che la crisi è avvenuta dopo, e sta bene. Ma quei saldi li avete scritti anche nella legge finanziaria e sono lì. Allora vuol dire che li dovevate modificare, altrimenti da dove arrivano questi 80 miliardi di euro di cui parlate? Dite che 40 miliardi vengono dall'Europa. È veramente una scoperta! Ma forse non li abbiamo già conteggiati questi soldi? Non sono già dentro le catene che abbiamo ipotizzato per dare respiro e rilancio all'economia? Credo che non sia il caso di continuare a raccontare delle panzane di queste proporzioni e che bisogna essere molto seri.
Inoltre, nel provvedimento non è stanziata una lira (come naturale), perché tanto, siccome è una cassetta degli attrezzi, non serve. Stiamo giocando, stiamo discutendo di cose che potrebbero avvenire, ma che in realtà si prevede non avverranno.
Si propone, tanto per coprire quello che serve, di fare dei tagli lineari sui capitoli di spesa che sono indicati a cavallo delle diverse iniziative che sono previste dallo Stato. I tagli lineari, è stato detto prima ricordando Don Milani, sono un'ingiustizia totale. Lo avete già sperimentato in materia di scuola e anche in materia di sicurezza. Un taglio lineare è la più grande ingiustizia che si possa fare perché trattare allo stesso modo situazioni diverse vuol dire non avere una cultura di Governo.
Dovete piegarvi sulle carte e andare a trovare, dove ci sono, le condizioni per un recupero di efficienza della spesa pubblica. Questo è quello che dovete fare e che comporta l'arte del governare, e non dire di fare i tagli lineari. Ci ha già provato Gordon Brown. Ve lo ricordate il Ministro che aveva sostituito pro tempore il Ministro Tremonti, l'uomo della continuità? Aveva annunciato che si utilizzava il metodo che si richiamava a Gordon Brown, che i tagli lineari avrebbero risolto i problemi.
Sono scomparsi i tagli lineari, è aumentata la spesa e, soprattutto, è aumentata la scarsa qualità della spesa. Non avete una cultura di Governo che vi metta in condizioni di ragionare come si dovrebbe fare. Chiariamoci almeno sulle indicazioni di fondo, perché se non ci chiariamo neanche su questo, il balletto della discussione di oggi è del tutto inutile.
Servono due grandi idee: la prima è che ci vuole più Stato nel mercato.
Quando dico questo, non parlo del ritorno all'intervento diretto dello Stato nell'economia, ma dello Stato che deve fissare le regole, sostenere le Autorità indipendenti, mettere in condizione il Paese di avere degli arbitri riconosciuti come tali, e non deve vedere invasioni di campo continue.
Ma il vostro Governo ha annunciato che potrebbe anche togliere l'Autorità per l'energia, perché tanto la può ridurre ad essere un'agenzia del Governo. Ecco quello che voi pensate: non di rafforzare il ruolo autonomo della Banca d'Italia, della Consob e dell'Antitrust; anzi, ogni tanto vi inventate qualcosa, come in Alitalia, per ridurre il potere di penetrazione dell'Antitrust, dal momento che sulla rotta Roma-Milano avete delle intenzioni molto diverse, che ovviamente i viaggiatori si troveranno a sostenere nelle prossime settimane.
Quindi, occorre più Stato nel mercato, nel senso di più regole e, soprattutto, una capacità da parte di chi governa di indicare il rispetto delle regole come una cultura di fondo che deve permeare nel cuore e nella mente il nostro Paese.
Inoltre, occorre meno mercato nello Stato. Ciò significa che lo Stato non può essere un suk, un mercato dove avvengono gli scambi più nefandi, più perniciosi, più gravi. Il «meno mercato nello Stato» è esattamente questo: l'idea di uno Stato terzo, di una amministrazione che è garante delle esigenze del cittadino, ma questo non è nella vostra cultura, non ce l'avete neanche nell'anticamera del cervello.
Quindi, almeno mettiamoci d'accordo su come si dovrebbe intervenire mercoledì 26; ma qui c'è una finta riservatezza per cui si fanno gli effetti annuncio, da un lato, e, dall'altro, si dice: «Vedrete che cosa saremo capaci di fare mercoledì 26». Mi auguro che copierete quello che ha fatto Sarkozy in Francia, che immaginerete lo strumento delle obbligazioni - mi riferisco al sistema bancario - senza che questo, da un lato, comporti un aumento del debito, consentendo, dall'altro lato, di integrare il capitale delle banche rendendolo più solido.
Questo potrebbe essere uno strumento che non mette in fuga l'ABI perché, fino ad ora, i banchieri (ai quali pure prima ho riservato parole severe) non si sono fidati dello strumento che avete adottato. Questo strumento non ha avuto da parte dei banchieri una buona accoglienza, semplicemente perché hanno capito che si voleva mettere le mani su di loro. È passata l'idea che alcuni potessero essere puniti rispetto ad altri, tra l'altro con un gioco delle carte che è parso veramente molto perverso.
Inoltre, come sostenere l'economia reale? L'impostazione del Ministro dell'economia non mi convince, quando dice: «Ma noi sosteniamo le banche per sostenere l'economia reale». No, penso che il Governo debba fare il Governo e le banche debbano fare le banche.
Quindi, se volete sostenere l'economia reale, dovete finanziare, ad esempio, i confidi. Volete sostenere le piccole imprese e gli artigiani? Dovete fare in modo che essi, di fronte alle questioni che vengono poste dall'applicazione di Basilea, siano messi nella possibilità effettivamente di adire al credito, avendo delle strutture di consorzi in grado di far fronte alla differenza, a quello che da soli non sono in grado di reggere sul piano del rating e della valutazione del credito. Ecco quello che si deve fare!
Poi, dovete immaginare una leva fiscale per gli investimenti; ma queste cose le dovete dire voi, non potete pensare che le facciano le banche in via surrettizia! Siccome entriamo nel capitale delle banche, costringeremo le banche a fare quello che dice il Governo: avete una grande confusione nella testa, queste cose non vanno bene (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico)!
Sui decreti-legge ovviamente ci asteniamo; voi avete in toto tutta la responsabilità e noi siamo per sostenere la battaglia del risanamento, non c'è dubbio. Tuttavia, vorremmo utilizzare strumenti che funzionano, non degli strumenti ambigui. Queste disposizioni le potete ricondurre nell'ambito di quello che farete mercoledì 26. È molto più serio, invece di tenere ingaggiate in Commissione delle discussioni che poi non portano a dei risultati pratici. Dovreste fare questo.
Poi, se davvero avete voglia di fare qualcosa che abbia una cultura bipartisan - come si dice oggi - dovreste immaginare di dar vita ad uno strumento parlamentare di controllo per le attività che lo Stato e il Governo si propongono di fare
PRESIDENTE. Onorevole Tabacci, la prego di concludere.
BRUNO TABACCI. Ho concluso. Lo Stato, però, non è solo il Governo, ma qualcosa di più: sono i cittadini e per rappresentarlo c'è bisogno della compiutezza parlamentare, non basta la presenza del Governo.
Credo che questo sia un tema sul quale le opposizioni vi sfidano ad accogliere fino in fondo le ragioni di un impegno generale che, per quel che abbiamo visto fino ad ora, non siete stati in grado di rappresentare (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori - Congratulazioni).
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 15:57
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| 11 Novembre 2008 | | | Il tempo delle furbizie per Tremonti è scaduto: il testo del mio intervento con botta e risposta col ministro in aula questa mattina alla Camera | | | Questa mattina sono intervenuto alla Camera nell'ambito della discussione sul disegno di legge Finanziaria. In aula era presente, ed è intervenuto prima di me il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, col quale ho avuto anche un duro confronto sul piano verbale come potrete leggere. Sul sito della Camera www.camera.it, potrete trovare l'intervento dello stesso ministro Tremonti, ed anche i video della seduta. Riporto qui il testo del mio intervento. Ma credo che, almeno per chi avrà la possibilità di farlo, possa essere interessante anche guardare il video. Quel che è certo, a mio avviso, è che nonostante la facciata di sicurezza che continuano ad ostentare il Governo, il premier ed il ministro dell'Economia, i nodi del Paese stanno venendo al pettine e, purtroppo, come temevo fin dall'inizio della legislatura l'attuale esecutivo non è in grado di affrontarli. Tremonti del resto è un ministro in continuità con il (suo) passato. E quindi non potrà cavarsela per sempre addossando le colpe delle difficoltà del Paese al governo Prodi. Ecco comunque, per chi non potesse ascoltarlo e guardarlo in video, il testo del mio intervento di questa mattina.
BRUNO TABACCI. "Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, è un privilegio stamani poter interloquire alla sua presenza e di questo credo che il Parlamento la ringrazi. Se c'è un elemento da evidenziare è che in queste settimane avremmo voluto trovare il modo come Parlamento di partecipare in maniera più intensa in una fase straordinaria, con la crisi economica e finanziaria che sta attanagliando il mondo.
Lei ha annunciato una serie di misure e ha fatto riferimento ad una sorta di asimmetria informativa. Per il vero, ho avuto l'impressione che lei, in queste settimane, abbia potuto utilizzare una grande capacità di fuoco sul terreno dell'informazione, che ha fatto apparire, soprattutto ai più disattenti, che lei avesse visto tutto fin dall'inizio (e che avesse visto giusto).
Non ho avuto, molto modestamente, l'impressione che le cose siano andate così e non ho bisogno neppure di ricordare le polemiche sul «Ministro della finanza creativa». Vorrei ricordare, però, che, già nel 2001, la legge finanziaria che lei aveva presentato il 28 dicembre consentiva ai comuni italiani di utilizzare strumenti di finanza derivata e oggi ci sono due grandi comuni, quello di Milano e quello di Torino, che hanno una struttura del debito che per più di un terzo è collocato con gli strumenti derivati.
C'è da aggiungere che lei si è occupato molto di cartolarizzazioni, ossia di tecniche con le quali si ponevano fuori dal bilancio questioni che, invece, sarebbero dovute essere collocate al suo interno. Ciò ha ridotto la propensione alla valutazione dei rischi e mi fa affermare che lei non ha visto giusto, come molti di noi. Se scende sul terreno concreto del confronto parlamentare, si renderà conto che questo, forse, è il modo migliore con il quale si può affrontare un dialogo istituzionale, cosa che non abbiamo visto fare.
L'estate scorsa, quando ancora la crisi non appariva in tutta la sua portata, abbiamo dovuto assistere ad una serie di iniziative roboanti, dall'accordo ABI-Governo sui mutui - con i mutuatari che, in verità, non hanno apprezzato, perché meno dell'1 per cento dei cittadini interessati vi ha aderito (ciò significa che non era un buon accordo, perché teneva conto più dell'interesse delle banche che degli interessi dei mutuatari) - alla questione della Robin Hood tax, ossia di una tassazione che avrebbe dovuto prendere ai ricchi per dare ai poveri, utilizzando gli extraprofitti delle banche e dei petrolieri. Adesso si parla di cose molto diverse: si sta studiando come entrare, anche se attraverso la forma delle obbligazioni (come hanno fatto i francesi), nel capitale delle banche. C'è molta strada fra la situazione che è stata avviata dalla Robin Hood tax e quella che si trova ad affrontare oggi. Lo stesso discorso vale per i petrolieri.
Io ho valutato molto positivamente il modo in cui lei si è raccordato a livello comunitario e ho considerato che la sua valutazione della forza dell'ombrello europeo fosse importante, essendo molto diversa anche dalle accentuazioni critiche che, in un passato non molto lontano, ho sentito formulare da lei in ordine all'Europa, che sarebbe stata spesso più matrigna che madre. Riconosco che il fatto di riferirsi all'Europa come ad una realtà istituzionale che ci può consentire di rispondere con grande efficacia sia un punto importante e un arrivo nel quale ritengo che chi, come noi, è europeista da sempre - se non altro per radici e per tradizione - non può non apprezzare con tutto il cuore.
Quando lei, però, fa riferimento al sostegno all'economia reale e, soprattutto, al tema delle famiglie, ancora non si è visto nulla. Tra l'altro, mi permetto di ricordare che lei non ha saputo resistere alla pressione del Capo del Governo in ordine ai suoi impegni elettorali. C'era da affrontare il nodo dell'ICI, che bisognava abolire. Che ragione c'era di abolirla? In realtà siete stati imprevidenti: avete compiuto una scelta che vi ha consumato risorse che oggi avreste potuto utilizzare per affrontare il nodo del sostegno, specie dei più deboli. Questo, però, lei fatica a riconoscerlo, perché, siccome era un vostro impegno elettorale, dovevate per forza farlo (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori).
Adesso lei ha in mente quest'idea delle banche, ma non la coltiva in maniera molto puntuale e precisa. Ancora stamani ha avuto un atteggiamento poco chiaro, sostenendo che in realtà voi vorreste finanziare le imprese attraverso il sostegno alle banche.
Ciò significa che la capitalizzazione impropria che si vorrebbe attuare con lo strumento delle obbligazioni serve per fare cosa? Per orientare le banche ad aprire il credito nei confronti delle imprese. Guardi che questa non è un'operazione trasparente e non mi piace.
Va chiarito, inoltre, il rapporto tra Parlamento e Governo, in quanto questa non è un'operazione che può essere messa in capo al Governo. Lei ha accennato a delle intenzioni bipartisan di cui io non ho traccia e percezione. Se avesse
proposto la costituzione di un Comitato parlamentare per il controllo delle partecipazioni, un Comitato ristrettissimo di otto membri affidato all'opposizione, lei sarebbe credibile sotto questo profilo.
Se lei pensa, invece, di realizzare questa operazione per indurre i banchieri italiani, messi sotto controllo, ad aprire il credito nei confronti delle imprese, allora si tratta di un'operazione di potere che non mi convince. Poiché le banche italiane si trovano all'interno del sistema economico e poiché, attraverso il controllo che esse hanno delle grandi imprese indebitate, hanno le mani anche sui giornali, lei realizza un'operazione di potere che non mi convince (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori)!
Lei ovviamente fa cose molto più importanti di quelle che faccio io, quindi è giusto che lei stia al telefono mentre io parlo. Ciò non conferma nient'altro che un suo atteggiamento, ovvero che lei è arrogante e non ha nessuna disponibilità a confrontarsi sulle questioni reali. Quindi, lei faccia pure (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori)"!
GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. "Ero al telefono con il Presidente della Camera".
BRUNO TABACCI. "Faccia pure, tanto lo so che è un modo per esibirsi e per sottolineare che lei rispetto a noi realizza delle cose importanti. Ne prendo atto e la cosa non mi piace neanche un po'.
Lei sa che quando ho avuto modo di convenire con le sue iniziative l'ho sempre fatto a viso aperto, anche quando in questo Parlamento erano in pochi a sostenerlo. Ma l'idea che lei pretenda sempre di avere ragione non mi convince. Si può dissentire anche nel rispetto parlamentare e si può avere rispetto anche per gli interlocutori politici che siedono all'opposizione senza che ciò comporti un giudizio sul piano personale. Mi permetta di dire che questa è una considerazione di carattere parlamentare e, per quel che mi riguarda, è bene che lei le tenga presente almeno per il futuro.
Quindi, spero che lei abbia capito ciò che le ho voluto dire con l'indicazione del Comitato parlamentare e del controllo delle partecipazioni dello Stato in riferimento al sostegno alle banche, che dovrebbe rappresentare la premessa per sostenere le imprese.
Noi siamo pronti anche a collaborare su questi argomenti come credo gran parte dell'opposizione, ma vorremmo che lo si facesse in modo molto trasparente. Altrimenti, mi viene da ricordare che lei già nel 2001 non fu fortunato e non è fortunato neanche stavolta, lo riconosco. Tuttavia, delle due l'una: o vi mettete d'accordo con la fortuna, oppure tornate a cercare un rapporto di tipo parlamentare schietto, concreto e rispettoso delle rappresentanze presenti nel Paese.
Diversamente, i cicli politici possono anche mutare e allora se le cose andranno male - perché a dicembre purtroppo molte famiglie non mangeranno neanche il panettone, perché le questioni sono molto delicate e il rischio di passare da una crisi finanziaria a una crisi reale è molto forte - vi troverete soli a gestire e a rispondere su questi aspetti. Non vi basterà dire che tutto quello che è accaduto, è accaduto a causa dei due anni del Governo Prodi, perché appare una difesa ridicola.
Sono stato all'opposizione del Governo Prodi, ma non accetto sul piano della lealtà istituzionale che si continui a dire che la colpa di tutti ciò che è accaduto era legato al Governo Prodi (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico)!
Tra l'altro, lei in quei due anni da questi banchi ha pronunciato dei discorsi di grande corrosività nei confronti del Presidente Prodi ed evidentemente se lo poteva permettere per i suoi rapporti personali. Tuttavia, quella risposta non è sufficiente e quella critica non è più adeguata. Lei, infatti, siede tra questi banchi da parecchi anni ed è un «continuista» nella responsabilità del Governo e della politica economica del Paese. Ciò può rappresentare anche una garanzia, ma quando le cose vanno male determina delle conseguenze inevitabili.
Allora, sul terreno politico o lei apre un dialogo sincero, reale (e non mi pare che vi siano le condizioni da come si è comportato questa mattina), o altrimenti ne pagherà per intero tutte le conseguenze (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori - Congratulazioni)". | | | |
| Postato da BRUNO TABACCI alle ore 16:26
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| 10 Novembre 2008 | | | Da Trento arriva la conferma che lo spazio per un centro autonomo e nuovo c’è (e non è un sondaggio, ma un dato reale) | | | Cari amici del blog,
sia pure piccola, la gioiosa macchina da guerra formata dall’asse Pdl-Lega mostra la sua prima crepa a sei mesi dalle politiche di aprile. Alle elezioni provinciali di Trento il candidato del centrosinistra, Lorenzo Dellai, ha battuto nettamente il candidato leghista sostenuto dal partito di Silvio Berlusconi. Per quanto ridotta, sul piano del numero dei votanti coinvolti, e ancor meno significativa sul piano dei riflessi immediati sull’equilibrio del governo nazionale, la tornata elettorale trentina rappresentava e rappresenta per noi un banco di prova di straordinario interesse. Infatti, se nel governo c’è chi pensa di guidare il Paese con i sondaggi, bisognerà cominciare a tenere conto del fatto che questo di Trento non è un sondaggio ma un dato reale. Così come è un dato reale, osservando i risultati del voto, che nell’area di centrodestra la Lega abbia prevalso sullo stesso Pdl, e su posizioni alquanto oltranziste, aumentando così lo spazio per un centro autonomo chiaramente alternativo al Pdl medesimo.
Non a caso, tanto per fare un esempio, gli autori di una trasmissione da sempre molto attenta alle sfumature che contano della politica italiana come Otto e Mezzo, già la scorsa settimana mi avevano invitato a partecipare alla puntata di stasera dedicata proprio all’esperimento di Trento e al nuovo Centro che a Trento ha vissuto una sorta di battesimo.
Per comprendere fino in fondo le peculiarità dell’esperimento credo sia opportuno evidenziare le più importanti. La prima riguarda il candidato vincitore, Dellai: pur essendo tra i fondatori della Margherita e pur ricoprendo il ruolo di presidente della provincia in carica, al momento della fusione Ds-Margherita Dellai non aveva accettato di entrare nel nuovo soggetto ed ha dato vita ad un movimento di centro autonomo che si è alleato con il Pd. Risultato (anche se lo spoglio non è ancora definitivo) il Pd ha raccolto il 21% dei consensi, l’Upt (il movimento di Dellai) il 18%. A sostegno di questa candidatura si è schierata nelle scorse settimane anche l’Unione di Centro ed anch’io sono stato a Trento nei giorni scorsi per sostenere, attraverso un dibattito pubblico, l’elezione di Dellai.
Quella che ha vinto a Trento, sia pure in chiave locale e amministrativa, è esattamente la linea politica che abbiamo perseguito in tutti questi mesi: opposizione al blocco Pdl-Lega, creazione di un soggetto autonomo al centro capace di attrarre chi non ha aderito al Pd o vorrebbe uscirne perché deluso, e dialogo, con pari dignità con la sinistra riformista. Chi aveva seguito il mio intervento di Todi al convegno di Liberal prima della pausa estiva, ricorderà forse il mio richiamo alla necessità di costruire un’area “White”, in risposta alla necessità per la sinistra di superare l’attuale formula informe del Pd per dar vita all’area “Red”, così soprannominata dal suo inventore Massimo D’Alema. E’ questa la linea da perseguire, e da Trento è arrivata una piccola ma significativa conferma: agli amici dell'Udc ribadiamo ancora una volta che occorre andare oltre l’Udc stessa, come dicevamo già più di un anno fa a Subiaco, costruire un nuovo soggetto con regole e basi totalmente nuove, aperto realmente a tutti coloro che non si riconoscono nel progetto bipartitico sostenuto da Berlusconi e troppo a lungo accarezzato da Veltroni, col risultato di regalare allo stesso Berlusconi il ruolo di sindaco d’Italia che il leader Pd sognava per sé. E’ uno spazio politico che esiste ed è ampio indipendentemente dai soggetti che lo occuperanno. Starà a noi cercare di riempirlo di buon senso e di cultura di governo. Qualcosa di diverso dal governo tutto immagine e niente sostanza che per sei mesi era sembrato un monolite invincibile e che oggi, preso tra l’Onda studentesca e la crisi finanziaria che intacca il potere d’acquisto delle famiglie e le certezze delle aziende, tra i furbeschi dilettantismi della gestione della crisi Alitalia ed il vento innovatore che arriva dagli Stati Uniti, comincia a guardare con preoccupazione e incapacità di reagire al calo di consensi che minaccia di diventare crollo.
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| Postato da BRUNO TABACCI alle ore 17:36
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- Categoria: Politica | | |
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| 03 Novembre 2008 | | | Una commissione parlamentare per monitorare gli interventi statali a favore delle banche e gli scricchiolii nel consenso per il Governo | | | Lo scorso giovedì 30 ottobre sono intervenuto in Commissione Bilancio alla Camera per chiedere che il Governo accetti di affrontare in Parlamento la discussione sulla crisi finanziaria in atto e sulle misure da introdurre per arginarne gli effetti sul sistema bancario italiano e che in particolare venga istituita una commissione parlamentare paritetica tra maggioranza e opposizione che si occupi di monitorare gli eventuali interventi dello Stato a favore delle singole banche. Quello che si profila invece è ben altro, come riporta il resoconto, purtroppo solo sommario (ma questa è la prassi delle Commissioni Parlamentari), del mio intervento svolto a braccio giovedì. Come avrete modo di leggere c'è anche un'altra richiesta che ho formulato ai colleghi di maggioranza, tramite il presidente della Commissione Bilancio, Giorgetti: ho chiesto loro di avere un soprassalto di orgoglio. Di fronte ad un governo che sta annullando il ruolo del Parlamento, gli stessi parlamentari di maggioranza ormai tendono a non partecipare nemmeno all'attività delle Commissioni parlamentari, che sono invece il fulcro dell'attività legislativa del nostro Paese. L'offensiva del premier contro l'attuale sistema istituzionale insomma è pienamente in atto e solo un soprassalto d'orgoglio da parte dei parlamentari di ogni schieramento potrebbe evitarci un'avventura verso un sistema istituzionale nuovo personalistico e pieno d'incognite. Non sarà facile che il soprassalto giunga, ma i segnali di scricchiolio nel consenso ottenuto dal governo finora attraverso i sondaggi lasciano aperta almeno una speranza.
Bruno TABACCI (UdC) rileva che nelle condizioni date è preferibile chiudere rapidamente l'esame in quanto il comportamento del Governo ha svuotato le procedure parlamentari.
Osserva che si tratta di una tendenza che ha caratterizzato i primi
mesi della legislatura, tendenza alimentata dal circuito decreto-legge
voto di fiducia. In tal modo, il presidente del Consiglio, potrà
sostenere la necessità, dopo l'approvazione del manifesto del
federalismo fiscale, di una riforma presidenzialista e della riduzione
del numero dei parlamentari. Rileva tuttavia che nel frattempo la
situazione economica del Paese andrà peggiorando, anche a causa della
politica economica del ministro Tremonti. Osserva infatti che,
nonostante le dichiarazioni da parte del Governo sul carattere
salvifico per l'economia nazionale da attribuire alla decisione di
anticipare la manovra finanziaria a luglio con il decreto-legge n. 112,
molte misure contenute in quel provvedimento risultano in realtà
superate dagli eventi successivi. Infatti, la Robin hood tax a carico
dei petrolieri non potrà produrre i risultati sperati, a causa del
forte calo del prezzo del petrolio degli ultimi mesi. Insieme ritiene
che il Governo dovrebbe affrontare la crisi del sistema bancario
internazionale con maggiore trasparenza in Parlamento e non tentando
solo un accordo di potere con le banche. In proposito rileva che si sta
profilando un'intesa tra Tremonti e il presidente di Mediobanca
che, in un momento di forte difficoltà, era stato salvato dalla fusione tra
Capitalia ed Unicredit ed ora invece viene valorizzato quasi come un
«supervisore» del sistema bancario e quindi anche di quella Unicredit
che in realtà si trova in una situazione di sofferenza anche per i
titoli di Lehman Brothers ereditati da Capitalia. Sulla materia rileva
che un modo politicamente intelligente di procedere sarebbe quello di
istituire una commissione parlamentare composta pariteticamente da
maggioranza ed opposizione per controllare l'acquisizione delle
partecipazioni nelle banche da parte dello Stato.
Di fronte invece all'assenza di ogni rispetto per il Parlamento confermata anche dalla quasi totale assenza dei colleghi della maggioranza, ritiene che
sarebbe stato meglio non convocare la Commissione. Infatti, nel
richiamare la sua precedente esperienza di presidente della Commissione
quando condivideva con il presidente Giorgetti la necessità di tutelare
il ruolo di Parlamento e Commissioni, invita il presidente a uno scatto
di orgoglio, opponendosi ad un atteggiamento che umilia il Parlamento.
Ritiene che in ciò potrebbero essere assunti come esempio gli Stati
Uniti dove il presidente Bush ha contattato personalmente i membri del
Congresso per far approvare il piano Paulson, che peraltro il Congresso
ha profondamente modificato. Il confronto dimostra, a suo giudizio, che
il presidenzialismo in Italia condurrebbe non ad un assetto di tipo
statunitense ma di tipo sudamericano, come già si può ricavare,
d'altra parte, dall'esperienza dell'elezione diretta dei presidenti di
giunta regionale.
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| Postato da BRUNO TABACCI alle ore 13:04
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