| 17 Marzo 2010 | | | TREMONTI GALLEGGIA SULLA CRISI, BERLUSCONI TRATTA GLI ITALIANI COME BAMBINI E GLI SPEGNE LE TV. E IL PAESE PAGA IL PREZZO | | | Oggi si è svolto alla Camera il dibattito sulla mozioni parlamentari sulla crisi economica. Riporto di seguito il testo del mio intervento, rivolto al ministro dell'Economia Tremonti e alla politica economica del governo Berlusconi nel suo complesso. Una politica che continuando a nascondere la crisi, rinviando di continuo la realizzazione delle riforme necessarie per rilanciare la nostra economia, non arresta ma anzi accelera il declino del Paese. Ma qualcosa sta cambiando se dopo la fase dei grandi annunci (vuoti) ora Berlusconi comincia ad avere paura del giudizio dei cittadini al punto da spegnere le trasmissioni tv dedicate alla politica.
Cliccando qui è possibile seguire il video del mio intervento alla Camera.
Ecco comunque il testo del mio intervento:
BRUNO TABACCI. Signor Presidente, signor Ministro dell'economia, non so se sia giusto evocare un'altra Italia, quella di oggi, però, ha un preoccupante deficit di etica pubblica e francamente non ci piace (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Alleanza per l'Italia).
Il problema del suo Governo è la comunicazione, è la distanza siderale tra la propaganda che sa fare e i fatti. In qualche modo la legge del contrappasso di dantesca memoria si abbatte su di voi; così accade che il Capo del Governo che controlla la televisione, ma non riesce più a governarla e decide di spegnerla, e così fate voi: di fronte ai gravi problemi economici e sociali del Paese vi nascondete, li minimizzate, fate intendere che siete i migliori quando tutti gli indicatori in Europa - ed è una costante dal 2001, cioè da quando lei era già Ministro dell'economia - ci collocano nelle retrovie; siamo stabilmente il fanalino di coda dell'euro zona.
Non mi riferisco tanto al livello del debito pubblico e alla pressione fiscale, nei quali siamo in cima alla classifica, quanto all'incrocio tra tasso di disoccupazione e tasso di occupazione della popolazione tra 16 e 64 anni, oppure al valore aggiunto per occupato, oppure al prodotto interno lordo per ore lavorate. Voi considerate gli italiani come se fossero dei bambini a cui si deve nascondere la verità, come quando nel corso di un viaggio noioso o faticoso si dice al bambino per farlo stare buono che ormai siamo arrivati e questo viene ripetuto continuamente.
Quante volte avete raccontato agli italiani che la crisi è superata, che siamo i più virtuosi, che è solo psicologica, e lei, Ministro, a vantarsi di avere previsto tutto! Solo che noi italiani ancora non abbiamo la crisi alle spalle, non l'abbiamo vinta, anzi, l'abbiamo davanti in tutta la sua portata distruttrice, specie per i più deboli, per quelli che il posto di lavoro rischiano di perderlo davvero; invece, il Presidente del Consiglio afferma in maniera sbrigativa che la risalita è iniziata.
In realtà, la ripresa è così incerta che ci vorranno molti più anni rispetto agli altri Paesi avanzati per tornare ai livelli di prima; a questo punto non basta affidarsi all'ottimismo, sostenere che la crisi è psicologica, oppure negarne l'esistenza. La caduta produttiva europea e anche quella italiana ha le sue origini nel forte calo delle esportazioni e non basta, quindi, motivare i consumatori, come anche oggi abbiamo letto che in realtà pensa di fare lei.
La condizione data ci obbliga a fare le riforme, come noi noiosamente abbiamo ripetuto e come voi vi ostinate a negare. Le mancate riforme determinano da un quindicennio una forte perdita di competitività e questo richiede comportamenti molto rigorosi: altro che i tagli lineari da lei così tanto decantati quanto inefficaci!
Ridurre sensibilmente il peso delle strutture pubbliche a parità di servizi erogati; aumentare la concorrenza nelle professioni libere e nei servizi pubblici locali; ridurre le aspettative pensionistiche e previdenziali per poter far crescere gli ammortizzatori e la tutela di chi perde il lavoro; far pagare le tasse a chi non le paga e concorre a fare dell'Italia la protagonista dell'economia sommersa e quindi dei fenomeni di evasione fiscale. Lei, Ministro, non è un campione della battaglia nei confronti dell'evasione fiscale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Alleanza per l'Italia)!
Se non si vuole seguire questa strada poiché mette a rischio il consenso, ci si dovrebbe allora rassegnare ad una più alta inflazione, per ridurre la durezza delle riforme e spalmarne gli effetti su più anni, ma questo porterebbe alla crisi dell'euro, perché la bestia dell'inflazione fuori dalla gabbia potrebbe non rientrarvi più. Noi non siamo la Grecia, ma la Grecia non è molto lontana da noi. Voi non avete il coraggio di prendere decisioni rigorose, preferite galleggiare dissimulando la realtà delle cose; per queste ragioni il vero problema è lei e il suo Governo e la bolla intellettuale e politica che ha concorso a costruire per depistare la percezione della pubblica opinione.
Per queste ragioni, noi voteremo a favore delle mozioni dell'opposizione, a cominciare dalla nostra, e voteremo contro le mozioni che sostengono la sua politica di Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Alleanza per l'Italia, Partito Democratico e Italia dei Valori - Congratulazioni).
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 22:21
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| 25 Febbraio 2010 | | | DAI FURBETTI DEL QUARTIERINO ALLA CORRUZIONE DILAGANTE DI OGGI: CHE PAESE SIAMO DIVENTATI | | | La questione morale in politica e l’intreccio tra affari e politica sta tornando giustamente di attualità in questi giorni. Da tempo sostengo che la Seconda Repubblica non è affatto migliore della Prima. E’ una realtà in cui mi sono imbattuto da diversi anni. Subito dopo lo scandalo Parmalat di fine 2003 ad esempio. Quando scoprendo l’intreccio perverso che legava il sistema bancario all’allora Governatore della Banca d’Italia Fazio mi impegnai per cancellare il primo pilastro su cui si reggeva il sistema: il mandato a vita per il plenipotenziario di Bankitalia. Non avendo altri mezzi che quelli del legislatore mi concentrai in una battaglia pressoché solitaria per cambiare quella norma. Fu allora che mi accorsi che non avevo solo il sistema bancario contro. Ma un sistema di potere assai più articolato che passava per la politica, il mondo industriale e quello di molti mezzi di comunicazione, che già allora erano assai più attenti ad assecondare i voleri degli azionisti di riferimento che il dovere di informare l’opinione pubblica.
Oggi dalle parole pronunciate dall’ex amministratore delegato della Popolare di Lodi, Gianpiero Fiorani nel corso del processo che lo vede imputato per la scalata ad Antonveneta , arrivano ulteriori conferme di quello spaventoso intreccio in cui mi ero imbattuto allora. Riporto di seguito l’articolo in merito scritto oggi su Il Fatto Quotidiano da Gianni Barbacetto. Articolo che parla dei politici pagati da Fiorani per rompere il fronte anti-Fazio in Parlamento formato da me, Tremonti e La Malfa. Operazione peraltro riuscita, visto che in quel 2005, mentre si discuteva ancora di riforma della legge sul risparmio, Tremonti fu fatto dimettere da ministro dell’Economia e da quel momento nei lavori parlamentari rimase silente sulla vicenda, mentre La Malfa si riconciliò con il Governatore della Banca d’Italia diventando ministro delle Politiche Comunitarie.
Sul fronte insomma, ad un certo punto, rimasi veramente solo. E non dimentico certo la richiesta di dimissioni dalla presidenza della Commissione Attività Produttive che mi lanciò contro La Russa: preso atto che non potevano piegarmi, tentarono semplicemente di liberarsi di me.
Non fosse intervenuta la magistratura scoprendo attraverso le intercettazioni quali trame erano in atto alle spalle del mercato e dei risparmiatori, probabilmente avrei perso e oggi avremmo ancora Fazio ai vertici di Bankitalia.
Un’ultima considerazione, che ci porta dalle vicende di ieri a quelle di oggi. Se oggi siamo nella situazione in cui ci troviamo, è anche perché fin da allora la politica e anche la società civile hanno fatto assai poco per mettere un freno ad una realtà che appariva già ampiamente malata. Gli scandali, la corruzione dilagante, il malaffare così diffusi e pervasivi sono figli di questa Seconda Repubblica in cui il rispetto delle regole e l’etica e la serietà dei comportamenti, sono diventati fastidiose zavorre da gettare senza indugio a mare, degne di attenzione al massimo solo per i poco furbi.
Articolo tratto da Il Fatto Quotidiano del 25 febbraio 2010
PRIMO PIANO | di Gianni Barbacetto
Fiorani al pm: "Ecco i politici che ho pagato"
Da Dell’Utri a Calderoli; da Brancher a Grillo: 100-200mila euro elargiti dal banchiere imputato a Milano nel processo Antonveneta
Il banchiere che nel 2005 diede l’assalto alla finanza italiana è rilassato, nel suo completo gessato grigio. Gianpiero Fiorani, allora amministratore delegato della Popolare di Lodi, oggi imputato nel processo Antonveneta, si è lasciato alle spalle l’euforia del banchiere vincente, ma anche la disperazione dello sconfitto che tenta due volte il suicidio. "Dopo le vicende che mi hanno coinvolto, si diventa come degli appestati. Prima ero centrale nel sistema, poi c’è la morte civile, tutti quelli che hanno avuto a che fare con me e che sono stati beneficiati da me sono spariti. Come fossi un lebbroso e avessero paura del contagio". Interrogato in aula, a Milano, dal pubblico ministero Eugenio Fusco, racconta la sua verità. Il legame fortissimo con il governatore di Bankitalia Antonio Fazio. I rapporti incrociati tra il suo assalto ad Antonveneta e l’assalto dell’Unipol di Giovanni Consorte a Bnl ("Io do una mano a te, tu dai una mano a me"). Ma soprattutto gli intrecci con la politica, con gli uomini dei partiti informati sulle scalate e "oliati" con i soldi della banca.
Il politico più interno all’operazione è il senatore di Forza Italia Luigi Grillo, vicinissimo a Fazio e ufficiale di collegamento tra il governatore e Fiorani. "Gli ho dato 100 mila euro, poi altri 200 mila, poi altro ancora. Su un conto aperto alla Popolare di Lodi per operazioni finanziarie sui derivati. Un aiuto per le sue spese elettorali". Una parte dei soldi finisce al senatore Marcello Dell’Utri. "Sì, 100 mila euro: Grillo me li chiese espressamente per il senatore". Ma poi, chiede Fusco, gli sono effettivamente arrivati? "Certamente, perché Dell’Utri mi ha ringraziato".
Altri soldi vanno al deputato di Forza Italia Aldo Brancher: "Mi chiese un contributo perché aveva perso dei soldi investiti in un’azienda. Gli diedi 100 mila euro, su un conto corrente intestato alla moglie. Altri 100 mila glieli diedi per Roberto Calderoli, l’esponente della Lega nord".
I soldi servivano a rinsaldare il trasversale "partito del governatore" contro i nemici di Fazio (Giulio Tremonti, Bruno Tabacci, Giorgio La Malfa...) che volevano far passare in Parlamento il mandato a termine per il governatore della Banca d’Italia. "Anche la Lega era acerrima nemica del governatore", ha ricordato Fiorani, "ma poi ha cambiato idea": dopo che Fazio e Fiorani portarono a termine il salvataggio di Credieuronord, la banca della Lega che era "sull’orlo del fallimento". Altri soldi, ricorda Fiorani, sono arrivati a un personaggio a cavallo tra la politica e la finanza: Fabrizio Palenzona, massiccio esponente della Margherita e banchiere di Unicredit: "Due bonifici, più versamenti in contanti. Sul conto Radetzky, presso la filiale di Montecarlo della Banca del Gottardo".
Fiorani prova a tirare le somme della sua esperienza: "Cosa non rifarei nella vicenda Antonveneta? Non ho nulla da rimproverarmi. Come si poteva rinunciare a un progetto così importante?". Il banchiere lo racconta come una grande operazione finanziaria compiuta sotto l’ala di Fazio, fautore dell’"italianità delle banche" da strappare ai compratori stranieri: "Gli ho sempre detto tutto, se mi avesse comunicato che c’erano problemi, avrei subito consegnato le azioni Antonveneta agli olandesi, realizzando una bella plusvalenza da 280 milioni di euro. Sarei diventato il banchiere con la più alta liquidità in Italia. Invece Fazio mi ha usato e adesso scarica tutte le responsabilità su di me". Informato di ogni passaggio, secondo il banchiere di Lodi, anche il presidente della Consob, l’agenzia di controllo della Borsa, Lamberto Cardia. E gli scalatori avevano dalla loro parte anche un giudice del Tar del Lazio, Pasquale De Lise.
Alleato prezioso, perché proprio il Tar doveva decidere su un esposto degli olandesi di Abn-Amro, che i “concorrenti” di Lodi volevano a ogni costo bloccare. A un certo punto, nell’estate 2005 tra gli scalatori si diffuse la paura di essere intercettati. Chi li avvisò che i telefoni erano sotto controllo? Segnali arrivarono a un alleato di Fiorani, Stefano Ricucci, "messo in allarme dal senatore Giuseppe Valentino", di An, ex sottosegretario alla Giustizia. Ma si allarmò anche la moglie di Fazio, Cristina Rosati. Racconta Fiorani: "Mi rivelò che il suo telefono era sotto controllo, e mi disse che gliel’aveva riferito Paolo Cirino Pomicino, che era in contatto in ambienti romani con esponenti dei servizi segreti".
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 13:32
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| 19 Febbraio 2010 | | | Se la protezione civile si mette al servizio del governo diventa uno Stato nello Stato con effetti devastanti | | | Questa mattina sono in intervenuto in aula per esporre in sede di dichiarazioni di voto finali, la posizione di Alleanza per l'Italia sul Decreto Legge sulla Protezione Civile.
Cliccando qui è possibile seguire il video del mio intervento alla Camera.
Di seguito riporto il testo.
Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, richiamo il contributo fornito dall'onorevole Lanzillotta in sede di discussione sulle linee generali. Non c'è dubbio che la Protezione civile evoca negli italiani sentimenti positivi di solidarietà, di generosità, e di umanità. C'è una forte spinta che viene dal volontariato, ci sono stati in questi anni esperienze sul campo molto efficaci quando si è trattato di rispondere agli effetti devastanti di catastrofi e di eventi malavitosi, e lei - dottor Bertolaso - ne porta i grandi meriti in una linea di continuità con la stagione pionieristica del ministro Zamberletti.
Per questo non si può trascinare questa importante istituzione di cui l'Italia è orgogliosa in una pericolosa delegittimazione. Ma il modo per farlo è quello di una ostinata difesa dell'esistente come ha fatto il Governo. Anzi di più, vi è il tentativo con questo improprio decreto-legge di aggiungere un di più di opacità al bilancio della Presidenza del Consiglio, che già viene trasmesso al Parlamento con un unico aggregato. Avete tentato di consolidare la costruzione di una struttura parallela dello Stato che non deve rendere conto a nessuno e senza le indagini giudiziarie in corso sareste andati avanti sia con il trasferimento di attività della protezione civile ad una società per azioni sia negando la possibilità di attività di controllo giudiziario sui vostri atti. Vi siete fermati su questi punti solo per la profondità delle indagini in corso. Penso che si poteva cogliere questa occasione per una riflessione più penetrante e condivisa. Non si può accettare che alla protezione civile tutto sia consentito, che questo settore della pubblica amministrazione sia sottratto alle norme della Costituzione. Per questo lei, dottor Bertolaso, continua a non vedere la gravità della inosservanza del principio di separazione tra politica e amministrazione. Infatti, se lei è un servitore dello Stato non è al servizio del Governo. Il Governo non è lo Stato ma è un suo organo e Berlusconi non può considerare i servitori dello Stato come suoi dipendenti in quanto capo del Governo. Lo ha già fatto meravigliandosi delle indagini dei magistrati pagati dallo Stato e ora pensando di mettere mano alle intercettazioni. Lei, dottor Bertolaso, come capo della Protezione civile in virtù di questa distinzione avrebbe potuto sollevare l'incongruenza formale e sostanziale di attribuire alla Protezione civile la gestione dei cosiddetti grandi eventi. Non l'ha rilevato perché come sottosegretario del Governo Berlusconi, esaltando la nuova ideologia del fare, doveva dimostrare che si può derogare ad ogni regola purché si faccia. Ma questo è devastante. È per questa idea dello Stato, che voi volete far prevalere, inseguendo interessi particolari, che state incrociando una nuova questione morale. Il sottobosco di mariuoli e farabutti si alza perché non c'è più alcuna barriera morale. Anzi, dalla politica vengono gli esempi più sbagliati: l'esaltazione della furbizia e l'aggiramento delle regole. Ne abbiamo prove quotidiane. Il vostro richiamo ossessivo al consenso elettorale viene fatto per rifiutare i controlli di legalità che devono essere operati da autorità indipendenti, dagli altri poteri dello Stato nonché dal ruolo di terzietà della pubblica amministrazione. Lei, dottor Bertolaso, avrebbe potuto continuare ad operare, esaltando la terzietà della Protezione civile che parla e opera per conto di tutti gli italiani. In realtà - è emerso anche dalle sue interviste - ha voluto essere soltanto il braccio operativo del Governo. In questo senso, il sottosegretario Bertolaso, di fronte alla gravità delle indagini in corso e che quantomeno evidenziano un difetto di controllo, avrebbe fatto molto bene a confermare le dimissioni. Per tutte queste ragioni la componente di Alleanza per l'Italia non può votare la conversione di questo decreto-legge che, sprovvisto delle ragioni di straordinarietà e di urgenza, diventa solo un ulteriore elemento di divisione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-API e Italia dei Valori e di deputati del Partito Democratico).
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| Postato da Bruno Tabacci alle ore 20:43
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- Categoria: Protezione civile | | |
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