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25 Febbraio 2010
DAI FURBETTI DEL QUARTIERINO ALLA CORRUZIONE DILAGANTE DI OGGI: CHE PAESE SIAMO DIVENTATI
La questione morale in politica e l’intreccio tra affari e politica sta tornando giustamente di attualità in questi giorni. Da tempo sostengo che la Seconda Repubblica non è affatto migliore della Prima. E’ una realtà in cui mi sono imbattuto da diversi anni. Subito dopo lo scandalo Parmalat di fine 2003 ad esempio. Quando scoprendo l’intreccio perverso che legava il sistema bancario all’allora Governatore della Banca d’Italia Fazio mi impegnai per cancellare il primo pilastro su cui si reggeva il sistema: il mandato a vita per il plenipotenziario di Bankitalia. Non avendo altri mezzi che quelli del legislatore mi concentrai in una battaglia pressoché solitaria per cambiare quella norma. Fu allora che mi accorsi che non avevo solo il sistema bancario contro. Ma un sistema di potere assai più articolato che passava per la politica, il mondo industriale e quello di molti mezzi di comunicazione, che già allora erano assai più attenti ad assecondare i voleri degli azionisti di riferimento che il dovere di informare l’opinione pubblica.
Oggi dalle parole pronunciate dall’ex amministratore delegato della Popolare di Lodi, Gianpiero Fiorani nel corso del processo che lo vede imputato per la scalata ad Antonveneta , arrivano ulteriori conferme di quello spaventoso intreccio in cui mi ero imbattuto allora. Riporto di seguito l’articolo in merito scritto oggi su Il Fatto Quotidiano da Gianni Barbacetto. Articolo che parla dei politici pagati da Fiorani per rompere il fronte anti-Fazio in Parlamento formato da me, Tremonti e La Malfa. Operazione peraltro riuscita, visto che in quel 2005, mentre si discuteva ancora di riforma della legge sul risparmio, Tremonti fu fatto dimettere da ministro dell’Economia e da quel momento nei lavori parlamentari rimase silente sulla vicenda, mentre La Malfa si riconciliò con il Governatore della Banca d’Italia diventando ministro delle Politiche Comunitarie.
Sul fronte insomma, ad un certo punto, rimasi veramente solo. E non dimentico certo la richiesta di dimissioni dalla presidenza della Commissione Attività Produttive che mi lanciò contro La Russa: preso atto che non potevano piegarmi, tentarono semplicemente di liberarsi di me.
Non fosse intervenuta la magistratura scoprendo attraverso le intercettazioni quali trame erano in atto alle spalle del mercato e dei risparmiatori, probabilmente avrei perso e oggi avremmo ancora Fazio ai vertici di Bankitalia.
Un’ultima considerazione, che ci porta dalle vicende di ieri a quelle di oggi. Se oggi siamo nella situazione in cui ci troviamo, è anche perché fin da allora la politica e anche la società civile hanno fatto assai poco per mettere un freno ad una realtà che appariva già ampiamente malata. Gli scandali, la corruzione dilagante, il malaffare così diffusi e pervasivi sono figli di questa Seconda Repubblica in cui il rispetto delle regole e l’etica e la serietà dei comportamenti, sono diventati fastidiose zavorre da gettare senza indugio a mare, degne di attenzione al massimo solo per i poco furbi.

Articolo tratto da Il Fatto Quotidiano del 25 febbraio 2010
PRIMO PIANO | di Gianni Barbacetto
Fiorani al pm: "Ecco i politici che ho pagato"
Da Dell’Utri a Calderoli; da Brancher a Grillo: 100-200mila euro elargiti dal banchiere imputato a Milano nel processo Antonveneta

Il banchiere che nel 2005 diede l’assalto alla finanza italiana è rilassato, nel suo completo gessato grigio. Gianpiero Fiorani, allora amministratore delegato della Popolare di Lodi, oggi imputato nel processo Antonveneta, si è lasciato alle spalle l’euforia del banchiere vincente, ma anche la disperazione dello sconfitto che tenta due volte il suicidio. "Dopo le vicende che mi hanno coinvolto, si diventa come degli appestati. Prima ero centrale nel sistema, poi c’è la morte civile, tutti quelli che hanno avuto a che fare con me e che sono stati beneficiati da me sono spariti. Come fossi un lebbroso e avessero paura del contagio". Interrogato in aula, a Milano, dal pubblico ministero Eugenio Fusco, racconta la sua verità. Il legame fortissimo con il governatore di Bankitalia Antonio Fazio. I rapporti incrociati tra il suo assalto ad Antonveneta e l’assalto dell’Unipol di Giovanni Consorte a Bnl ("Io do una mano a te, tu dai una mano a me"). Ma soprattutto gli intrecci con la politica, con gli uomini dei partiti informati sulle scalate e "oliati" con i soldi della banca.

Il politico più interno all’operazione è il senatore di Forza Italia Luigi Grillo, vicinissimo a Fazio e ufficiale di collegamento tra il governatore e Fiorani. "Gli ho dato 100 mila euro, poi altri 200 mila, poi altro ancora. Su un conto aperto alla Popolare di Lodi per operazioni finanziarie sui derivati. Un aiuto per le sue spese elettorali". Una parte dei soldi finisce al senatore Marcello Dell’Utri. "Sì, 100 mila euro: Grillo me li chiese espressamente per il senatore". Ma poi, chiede Fusco, gli sono effettivamente arrivati? "Certamente, perché Dell’Utri mi ha ringraziato".

Altri soldi vanno al deputato di Forza Italia Aldo Brancher: "Mi chiese un contributo perché aveva perso dei soldi investiti in un’azienda. Gli diedi 100 mila euro, su un conto corrente intestato alla moglie. Altri 100 mila glieli diedi per Roberto Calderoli, l’esponente della Lega nord".

I soldi servivano a rinsaldare il trasversale "partito del governatore" contro i nemici di Fazio (Giulio Tremonti, Bruno Tabacci, Giorgio La Malfa...) che volevano far passare in Parlamento il mandato a termine per il governatore della Banca d’Italia. "Anche la Lega era acerrima nemica del governatore", ha ricordato Fiorani, "ma poi ha cambiato idea": dopo che Fazio e Fiorani portarono a termine il salvataggio di Credieuronord, la banca della Lega che era "sull’orlo del fallimento". Altri soldi, ricorda Fiorani, sono arrivati a un personaggio a cavallo tra la politica e la finanza: Fabrizio Palenzona, massiccio esponente della Margherita e banchiere di Unicredit: "Due bonifici, più versamenti in contanti. Sul conto Radetzky, presso la filiale di Montecarlo della Banca del Gottardo".

Fiorani prova a tirare le somme della sua esperienza: "Cosa non rifarei nella vicenda Antonveneta? Non ho nulla da rimproverarmi. Come si poteva rinunciare a un progetto così importante?". Il banchiere lo racconta come una grande operazione finanziaria compiuta sotto l’ala di Fazio, fautore dell’"italianità delle banche" da strappare ai compratori stranieri: "Gli ho sempre detto tutto, se mi avesse comunicato che c’erano problemi, avrei subito consegnato le azioni Antonveneta agli olandesi, realizzando una bella plusvalenza da 280 milioni di euro. Sarei diventato il banchiere con la più alta liquidità in Italia. Invece Fazio mi ha usato e adesso scarica tutte le responsabilità su di me". Informato di ogni passaggio, secondo il banchiere di Lodi, anche il presidente della Consob, l’agenzia di controllo della Borsa, Lamberto Cardia. E gli scalatori avevano dalla loro parte anche un giudice del Tar del Lazio, Pasquale De Lise.

Alleato prezioso, perché proprio il Tar doveva decidere su un esposto degli olandesi di Abn-Amro, che i “concorrenti” di Lodi volevano a ogni costo bloccare. A un certo punto, nell’estate 2005 tra gli scalatori si diffuse la paura di essere intercettati. Chi li avvisò che i telefoni erano sotto controllo? Segnali arrivarono a un alleato di Fiorani, Stefano Ricucci, "messo in allarme dal senatore Giuseppe Valentino", di An, ex sottosegretario alla Giustizia. Ma si allarmò anche la moglie di Fazio, Cristina Rosati. Racconta Fiorani: "Mi rivelò che il suo telefono era sotto controllo, e mi disse che gliel’aveva riferito Paolo Cirino Pomicino, che era in contatto in ambienti romani con esponenti dei servizi segreti".
Postato da Bruno Tabacci alle ore 13:32 - Visitato: 8.134
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19 Febbraio 2010
Se la protezione civile si mette al servizio del governo diventa uno Stato nello Stato con effetti devastanti
Questa mattina sono in intervenuto in aula per esporre in sede di dichiarazioni di voto finali, la posizione di Alleanza per l'Italia sul Decreto Legge sulla Protezione Civile.
Cliccando qui è possibile seguire il video del mio intervento alla Camera.

Di seguito riporto il testo.

Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, richiamo il contributo fornito dall'onorevole Lanzillotta in sede di discussione sulle linee generali. Non c'è dubbio che la Protezione civile evoca negli italiani sentimenti positivi di solidarietà, di generosità, e di umanità. C'è una forte spinta che viene dal volontariato, ci sono stati in questi anni esperienze sul campo molto efficaci quando si è trattato di rispondere agli effetti devastanti di catastrofi e di eventi malavitosi, e lei - dottor Bertolaso - ne porta i grandi meriti in una linea di continuità con la stagione pionieristica del ministro Zamberletti.
Per questo non si può trascinare questa importante istituzione di cui l'Italia è orgogliosa in una pericolosa delegittimazione. Ma il modo per farlo è quello di una ostinata difesa dell'esistente come ha fatto il Governo. Anzi di più, vi è il tentativo con questo improprio decreto-legge di aggiungere un di più di opacità al bilancio della Presidenza del Consiglio, che già viene trasmesso al Parlamento con un unico aggregato. Avete tentato di consolidare la costruzione di una struttura parallela dello Stato che non deve rendere conto a nessuno e senza le indagini giudiziarie in corso sareste andati avanti sia con il trasferimento di attività della protezione civile ad una società per azioni sia negando la possibilità di attività di controllo giudiziario sui vostri atti. Vi siete fermati su questi punti solo per la profondità delle indagini in corso. Penso che si poteva cogliere questa occasione per una riflessione più penetrante e condivisa. Non si può accettare che alla protezione civile tutto sia consentito, che questo settore della pubblica amministrazione sia sottratto alle norme della Costituzione. Per questo lei, dottor Bertolaso, continua a non vedere la gravità della inosservanza del principio di separazione tra politica e amministrazione. Infatti, se lei è un servitore dello Stato non è al servizio del Governo. Il Governo non è lo Stato ma è un suo organo e Berlusconi non può considerare i servitori dello Stato come suoi dipendenti in quanto capo del Governo. Lo ha già fatto meravigliandosi delle indagini dei magistrati pagati dallo Stato e ora pensando di mettere mano alle intercettazioni. Lei, dottor Bertolaso, come capo della Protezione civile in virtù di questa distinzione avrebbe potuto sollevare l'incongruenza formale e sostanziale di attribuire alla Protezione civile la gestione dei cosiddetti grandi eventi. Non l'ha rilevato perché come sottosegretario del Governo Berlusconi, esaltando la nuova ideologia del fare, doveva dimostrare che si può derogare ad ogni regola purché si faccia. Ma questo è devastante. È per questa idea dello Stato, che voi volete far prevalere, inseguendo interessi particolari, che state incrociando una nuova questione morale. Il sottobosco di mariuoli e farabutti si alza perché non c'è più alcuna barriera morale. Anzi, dalla politica vengono gli esempi più sbagliati: l'esaltazione della furbizia e l'aggiramento delle regole. Ne abbiamo prove quotidiane. Il vostro richiamo ossessivo al consenso elettorale viene fatto per rifiutare i controlli di legalità che devono essere operati da autorità indipendenti, dagli altri poteri dello Stato nonché dal ruolo di terzietà della pubblica amministrazione. Lei, dottor Bertolaso, avrebbe potuto continuare ad operare, esaltando la terzietà della Protezione civile che parla e opera per conto di tutti gli italiani. In realtà - è emerso anche dalle sue interviste - ha voluto essere soltanto il braccio operativo del Governo. In questo senso, il sottosegretario Bertolaso, di fronte alla gravità delle indagini in corso e che quantomeno evidenziano un difetto di controllo, avrebbe fatto molto bene a confermare le dimissioni. Per tutte queste ragioni la componente di Alleanza per l'Italia non può votare la conversione di questo decreto-legge che, sprovvisto delle ragioni di straordinarietà e di urgenza, diventa solo un ulteriore elemento di divisione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-API e Italia dei Valori e di deputati del Partito Democratico).
Postato da Bruno Tabacci alle ore 20:43 - Visitato: 7.430
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02 Febbraio 2010
Legittimo impedimento, Berlusconi "vittima" e le incongruenze dell'Udc. I miei interventi in aula
Questa mattina sono intervenuto in aula nel corso del dibattito relativo alla legge sul legittimo impedimento. Riporto di seguito due agenzie di stampa che riassumono il senso delle mie riflessioni in materia e per chi volesse leggerli integralmente, il testo del mio primo intervento e del secondo, in cui ho inteso replicare anche alle parole dell’on. Casini che tra i miei due interventi aveva preso la parola per giustificare l’approvazione del provvedimento richiamando l’immunità prevista dal testo originario della Costituzione. Il mio dissenso invece nei confronti del legittimo impedimento è totale: è inaccettabile che il Presidente del Consiglio e i ministri diventino una casta ponendosi al di sopra del Parlamento e di tutti i cittadini italiani. Berlusconi, l’uomo più ricco e più potente del Paese, sta cercando di passare per una vittima e intanto sta giocando un ruolo decisivo nei grandi movimenti in corso nella finanza italiana che rischia di diventare ancora più opaca di quanto già non sia oggi a danno di tutti i cittadini comuni e dei risparmiatori in primo luogo.

Ecco le due agenzie:

LEGITTIMO IMPEDIMENTO. TABACCI(API): BRUTTO GIORNO PER PARLAMENTO
(DIRE) Roma, 2 feb. - "Questa e' una brutta giornata per il nostro parlamento". E' quanto dice il capogruppo di Alleanza per l'Italia a Montecitorio, Bruno Tabacci, nel corso del dibattito in aula sugli emendamenti al legittimo impedimento.
"Il legittimo impedimento- sottolinea- e' gia' disciplinato per legge, con questo testo si aggiunge una prerogativa per il presidente del Consiglio e per i ministri che modifica l'impianto costituzionale della Costituzione, violando l'articolo 68 che prevede il rapporto di parita' tra gli eletti".
Secondo Tabacci, il testo sul legittimo impedimento e' un provvedimento pensato "per un rafforzamento della casta che nulla a che fare- dice- con la riforma organica della giustizia" annunciata dal governo.
Il "concetto edulcorato" che sta alla base della legge, continua il parlamentare del partito di Francesco Rutelli, e' questo: "Poiche' gli elettori ci hanno votato abbiamo il diritto di stare sopra la legge". Ma questa, conclude, "e' una visione malata della democrazia".

L.IMPEDIMENTO:TABACCI A CASINI, CHE RISULTATO HAI RAGGIUNTO?
(ANSA) - ROMA, 2 FEB - L'iniziativa politica dei centristi sul legittimo impedimento aveva 'origini tattiche', serviva cioe' 'a far recedere la maggioranza dal processo breve che avrebbe avuto risultati disastrosi per l'ordinamento giudiziario. E ora, mi chiedo, che tipo di risultato sia stato raggiunto visto che loro continueranno a tenersi tutte le strade aperte per continuare a dire che Berlusconi e' un perseguitato'. Il deputato dell'Api, Bruno Tabacci, risponde cosi' al suo ex leader, Pier Ferdinando Casini, che aveva difeso il testo sul legittimo impedimento in Aula.
La maggioranza, insomma per Tabacci, non rinuncera' realmente al processo breve e cosi' chiede agli ex colleghi di partito che risultato hanno ottenuto sostenendo il legittimo impedimento.
(ANSA).

Ecco, invece, il testo integrale dei due miei interventi alla Camera di questa mattina:

BRUNO TABACCI. “Signor Presidente, signor Ministro, onorevole colleghi, penso che questa sia una brutta giornata per il nostro Parlamento e sento, per questo motivo, il dovere morale di esprimere un'opinione forte. Il legittimo impedimento è già disciplinato dalla legge, con questo testo diventa una prerogativa per il Presidente del Consiglio ed i suoi Ministri che modifica l'impianto costituzionale (l'articolo 68) e il rapporto di parità che vi dovrebbe essere tra gli eletti di questa Camera. Appare come un'affermazione di casta che non c'entra nulla con la riforma organica della giustizia realizzata nell'interesse del cittadino.
Non v'è dubbio che vi è una diffusa esigenza di giustizia per i cittadini, non solo penale, ma anche civile, amministrativa e fallimentare, ma la ragionevole durata del processo, la giustizia giusta, sono altre cose se viste nell'interesse del cittadino e collocate all'interno di questa discussione, appaiono come delle parole vuote, come una ripresa di concetti strumentali ai fini di ottenere altri risultati. Non si va nella direzione della conciliazione tra diversi interessi o dell'equilibrio dei poteri, ma dell'affermazione di un malinteso primato della politica.
Quando un buon politico richiama il suo primato, lo fa avendo cura di guardare all'interesse generale, non certo pensando ad un'affermazione di potere che stride e contrasta con l'interesse generale. Poiché gli elettori ci hanno votato, abbiamo il diritto di porci sopra la legge: questo è il concetto di fondo che viene evocato in maniera più o meno edulcorata negli interventi di molti colleghi.
Anche nelle settimane scorse vi sono stati dei richiami molto precisi al modello russo come quello più vicino al nostro modo di pensare. Ecco lì, siccome i cittadini russi hanno votato Putin e il suo collaboratore, questi possono mettersi al di sopra della legge. Questa impostazione politica non solo stride con la Costituzione, ma dà un'idea della democrazia molto diversa: è una malintesa concezione, una visione malata della democrazia, quella che fa originare questa interpretazione.
L'ossessione di Berlusconi per le questioni giudiziarie ha punteggiato le vicende di questi anni. Si cominciò nell'autunno del 2001 con la limitazione degli effetti delle rogatorie svizzere, perché quello che era accaduto nel 1994 era durato poco e ha consentito a Berlusconi di spiegare agli italiani che la vicenda giudiziaria e il rapporto politica-giustizia nasceva dopo che aveva ricevuto l'avviso di garanzia a Napoli. Ovviamente aveva messo in archivio il 1992-1993 che non lo riguardava, anzi quel periodo venne utilizzato...”

PRESIDENTE. Scusi onorevole Tabacci, pregherei i colleghi di non fare capannello di fronte al banco... onorevole Tremonti, la prego.

BRUNO TABACCI. “Stavo dicendo che nel 1992-1993 queste questioni non riguardavano l'onorevole Berlusconi, anzi in qualche modo le ha cavalcate quando nel gennaio del 1994, annunciando la nascita di Forza Italia, diceva che questa avveniva nel campo della discontinuità con il sistema di potere che i partiti della prima Repubblica avevano gestito fino a poco tempo prima. Ecco quindi dal 2001 le rogatorie svizzere, e poi è stato un lungo percorso che inseguiva dei processi specifici, non si poneva il problema di una riforma organica della giustizia nell'interesse del cittadino.
Questo è il punto che dà poca credibilità perché insegue il processo in corso. Invece di una grande riforma liberale si è preteso di piegare le leggi agli interessi su misura del Presidente del Consiglio. L'obiezione che è stata da lui ribadita anche in questi giorni è che gode di una grande popolarità (il 68 per cento) e di un grande sostegno popolare. Dice che è una cosa persino imbarazzante. Io penso che invece sia imbarazzante come rappresenta questo consenso e il suo rapporto con il popolo.
Non vedete che è un Paese moralmente sfibrato, che non ha speranza, che è attanagliato in un miscuglio di incertezze sul suo futuro? Questo è il Paese che per rassegnazione sembra avere un atteggiamento di solidarietà rispetto ad un modo di gestire la politica che ne contraddice gli interessi più profondi. Non è l'esempio di rigore morale e istituzionale quello che oggi seminate.
Penso al dibattito attorno all'articolo 68 della Costituzione e al tentativo di una chiamata in correità per l'intero Parlamento. Vedete, nel 1993 io feci parte della Commissione speciale per la modifica dell'articolo 68. Ero indagato e consapevolmente sostenni la riduzione delle garanzie per i parlamentari e, quindi, anche per me. A distanza di sedici anni mi chiedo se davvero abbiamo bisogno di un di più di garanzie come singoli parlamentari o come Assemblea degli eletti. A me basta la tutela per le opinioni sostenute in questa Aula e per i voti espressi. Penso che un'interpretazione corretta e le garanzie date su questo punto siano sufficienti a mettere noi nella condizione di fare il lavoro di onesti legislatori. Io, per il resto, mi sento un cittadino come tutti gli altri.
Quello che voglio dire in particolare all'onorevole Vietti è che questo passaggio non è senza conseguenze. L'onorevole Vietti, che ha assunto la paternità dell'iniziativa specifica sul legittimo impedimento, deve considerare come quella iniziativa sia stata sostanzialmente stravolta. Non solo questo testo è profondamente diverso, ma l'inclinazione politica che si dà con questa iniziativa è del tutto difforme e segna un punto strategico all'interno di questa legislatura. Penso che questo elemento l'onorevole Vietti lo debba tenere in grande presenza. Concludo: si deve pure essere capaci di organizzare un'alternativa democratica, ma con l'esempio civico, con il rigore morale. Non penso che noi possiamo inseguire il Presidente del Consiglio sul suo terreno. È una distinzione netta di moralità, di civismo che dobbiamo portare, se vogliamo credere che il Paese possa davvero avere fiducia in un'alternativa possibile” (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-ApI e Partito Democratico).

PRESIDENTE. La ringrazio onorevole. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà per tre minuti.

BRUNO TABACCI. “Signor Presidente, ricordo che le parole dell'onorevole Casini hanno aperto una questione sull'origine dell'iniziativa legata al cosiddetto legittimo impedimento. Per quel che ricordo del dibattito di quelle settimane, ho avuto l'impressione che si trattasse di un'iniziativa tattica e che veniva legata ad un presupposto, ovvero la rinuncia da parte del Governo all'iniziativa scellerata sul processo breve.
Qual è l'esito? È che il Governo si tiene aperte tutte le strade: oggi utilizza questo strumento, ma annuncia che non ha rinunciato alla modifica sul processo breve. Ciò perché vuole dimostrare che Berlusconi è perseguitato: questo è il problema centrale dell'iniziativa del Governo. Ora io posso accettare tutto, ma che un Presidente del Consiglio, che dispone di poteri pressoché illimitati, come dimostrano gli assetti che sta prendendo la finanza sulla quale sarebbe bene che si dedicasse una qualche attenzione - vedo movimenti importanti e anche che c'è un silenzio assordante del Governo sul punto -, possa davvero far credere che è perseguitato, mi pare una cosa proprio eccessiva (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Alleanza per l'Italia e Partito Democratico).
Postato da Bruno Tabacci alle ore 15:46 - Visitato: 14.543
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